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Roma, 10 lug – La Consulta boccia la norma del decreto Sicurezza che impediva l’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo. Ed è subito festa per gli immigrazionisti filo Ong e tutta la pasciuta filiera del business dell’accoglienza. L’Alta corte giudicando la misura incostituzionale offre un assist a tutti quelli che stanno premendo per cancellare i decreti di Salvini e ripartire alla grande con il business degli immigrati. Sebbene il diretto interessato, l’ex ministro dell’Interno, spieghi che la decisione della Corte costituzionale danneggia gli enti locali e non di certo la Lega, dalle toghe rosse passando per Arci e coop dell’accoglienza è tutto un esultare.

Salvini: “La sentenza danneggia gli enti locali, anche quelli guidati dal Pd”

“La norma contestata dalla Consulta sull’iscrizione dei richiedenti asilo non colpisce al cuore il decreto Sicurezza 1, ma interviene su una norma sollecitata dall’Anci già dal febbraio 2017 in sede di adozione del decreto Minniti”, precisa Matteo Salvini. “La misura inserita nel decreto Sicurezza 1 – ricorda ancora il leader della Lega – non riduce le tutele, ma sgrava il lavoro dei Comuni”. Pertanto, conclude l’ex titolare del Viminale, “la sentenza della Consulta non danneggia la Lega ma gli enti locali, anche quelli guidati dal Pd, che chiede di cancellare tutti i decreti Sicurezza“.

Le coop Arci esultano: “Primo passo verso cancellazione decreti destra xenofoba”

Di tutt’altro avviso le coop dell’Arci: la decisione della Consulta è “il primo passo verso la cancellazione, che da subito abbiamo chiesto raccogliendo decine di migliaia di firme e scendendo in piazza con la campagna ‘Io Accolgo’, dei decreti voluti dalla destra xenofoba per criminalizzare gli stranieri, cancellando i loro diritti per convincere gli italiani che in questo modo saremmo stati meglio noi”. Non paghe e scalpitanti all’idea di ripartire con Sprar e soldi a profusione, le coop dell’Arci se la prendono pure con i giallofucsia: “Se a cancellare quelle norme fosse stata la nuova maggioranza, subito, nell’autunno scorso, senza dover sempre aspettare l’intervento della magistratura, forse la cultura democratica in questo Paese avrebbe ritrovato un punto di riferimento. Purtroppo a quasi un anno di distanza i due decreti sicurezza sono ancora lì, con tutta la loro carica di veleni e di gas mefitici, ad asfissiare la nostra democrazia. Facciamo appello alla maggioranza – conclude l’Arci – affinché si arrivi subito ad un intervento che cancelli questa vergogna dalla nostra legislazione“. Parole che significano per l’appunto: bisogna ripartire quanto prima con il sistema Sprar e il business dell’accoglienza.

Il plauso delle toghe rosse

Pavloviano anche il plauso delle toghe rosse, grandi nemiche dell’allora ministro Salvini e da sempre immigrazioniste convinte. Quella della Consulta è “una decisione importante che interviene su uno degli aspetti più critici del decreto Sicurezza e su una disposizione gravida di conseguenze pregiudizievoli per tantissime persone straniere alle quali, proprio per effetto di tale disposizione, è stato precluso l’esercizio dei diritti fondamentali”, scrivono i magistrati di Area (che ingloba la corrente delle toghe rosse di Magistratura democratica). Le toghe di Area concludono che “in attesa di conoscere le motivazioni della Corte esprimiamo grande apprezzamento per una decisione che riafferma i valori costituzionali della centralità della persona e della sua dignità e il carattere fondamentale dei valori della solidarietà e dell’inclusione sociale”.

I giallofucsia vogliono rimettere su il business dell’accoglienza

Insomma, tutto sembra indicare che il governo giallofucsia – sotto impulso, per l’appunto, della sinistra fucsia – presto procederà con l’abrogazione dei dl Sicurezza e quindi con la cancellazione delle multe alle navi Ong che hanno ripreso a sbarcare clandestini nei nostri porti, il ripristino della mangiatoia Sprar e grandi affari per le coop dell’accoglienza.

Adolfo Spezzaferro

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