Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 5 feb – Secondo giorno di consultazioni per il premier incaricato Mario Draghioggi tocca tra gli altri a Pd, Italia Viva e Forza Italia, tutti per il sì al governo – domani sarà la giornata clou, con Lega e M5S, ma il problema ora è che sono troppi i partiti a chiedere di entrare nella maggioranza. Nel volgere di una giornata, la nascita del governo Draghi è apparsa prima appesa a un filo – per il no del M5S e della Lega – poi data per certa, anche se non si capisce come. Draghi ha l’incarico di non commissariare la politica – è il consiglio di Mattarella – ma siamo già alle solite. Ai veti incrociati, con il Pd contro la Lega, Salvini che dice “O noi o Grillo”, Conte che sgomita per rientrare come leader autoproclamatosi del M5S e della rinnovata coalizione giallofucsia. C’è il rischio che Draghi opti per un governo tecnico con qualche personalità d’area che accontenti una maggioranza così larga. Perché il governo politico con tutti dentro – ad eccezione di FdI, che ha già detto no – è un’impresa non solo complicata ma inutile.



Draghi ha il compito di governare non di accontentare i partiti

Mario Draghi è stato incaricato da Mattarella di dar vita a un governo stabile, in grado di gestire come si deve i 209 miliardi del Recovery plan. Perché “ce lo chiede l’Europa” e perché la Ue, i mercati, la finanza internazionale contano su Draghi – “migliore riserva della Repubblica” – per poter contare sull’Italia. Il punto è questo. Per cui se il premier incaricato decide di non accontentare nessuno per non scontentare qualcuno, i partiti non potranno opporsi. Perché “non si può dire no a Mattarella“. E perché “non si fanno cazzate con Draghi“, come ha detto la base leghista del Nord che produce a Salvini, ora molto più propenso per il sì. Ecco perché insomma Berlusconi oggi incontrerà il premier incaricato per portargli la totale adesione di Forza Italia. Pure Grillo arriva a Roma per convincere i suoi che bisogna essere della partita. Dal canto suo il numero due della Lega Giorgetti ha spiegato che non ci sono vie di mezzo: “O a favore o contro, nessuna astensione”, ma ha anche detto che “Draghi è un fuoriclasse: non può stare in panchina”. Non a caso l’arrivo di Draghi spacca il centrodestra.

Nessuno può pensare che nascerà un Conte ter con un altro premier

Occhi puntati su Draghi, dunque. Ma nessuno può pensare che nascerà un Conte ter con un altro premier. Nessuno può pensare che il Pd terrà Gualtieri all’Economia o che in caselle chiave possano andare figure politiche divisive, tipo una Boldrini all’Immigrazione, per intenderci. O un Guardasigilli giustizialista, perché ci sarà Forza Italia nel governo L’impressione è che i partiti stiano facendo i conti senza l’oste. Certo, Draghi sembra tutto tranne che un oste, lo sappiamo. Ma il concetto è quello: se i partiti tireranno troppo la corda, cercando di piazzare bandierine nelle varie caselle, Draghi può sempre presentare una lista di ministri tecnici. Una squadra di governo con tutti i crismi, che verrebbe benedetta dal Colle, dalla Ue, dalle Borse e dalla finanza internazionale. A quel punto chi dirà no a Draghi (e a Mattarella?) finendo all’opposizione per così tanto tempo da essere dimenticato. Mentre – è questo il punto – gli altri si intesteranno il governo del cambiamento, dell’efficienza? Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

4 Commenti

  1. Qui chi rischia grosso è proprio M.Draghi. Tale è lo sfacelo che debbono intervenire gli originali, a sostituire delegati incapaci e perlopiù pure disonesti, comunque messi a dirigere l’ impossibile… Forse qualcuno se ne renderà conto inginocchiandosi sul serio e non da buffone! Tutta torna…

  2. l’unica maniera per cui una lega votando questo Monti 2 NON perda completamente la faccia…

    è quello di porre Salvini nuovamente agli Interni.

    altrimenti questa forza politica è destinata a crollare impietosamente.

Commenta