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Pechino, 18 feb – Scoppia il caso Westerdam, la nave da crociera che trasportava almeno un passeggero positivo al coronavirus e che ha sbarcato oltre mille passeggeri in Cambogia senza effettuare tutti i controlli del caso e senza quarantena. C’erano anche cinque italiani a bordo della Westerdam e alcuni di loro potrebbero essere già rientrati nel nostro Paese. Le autorità cambogiane l’armatore della nave statunitense si sono messi sulle tracce degli oltre 1.200 passeggeri sbarcati ieri nel porto cambogiano di Sihanoukville, dopo che un’anziana donna statunitense, scesa dalla nave, è risultata affetta da coronavirus allo scalo malesiano di Kuala Lumpur. Alcuni di questi sono nella capitale Phnom Penh, dove si sottoporranno ai test sul coronavirus, ma altri avrebbero già lasciato la Cambogia e si sarebbero imbarcati su voli commerciali per rientrare nei rispettivi Paesi. Almeno 145 di questi sono passati per la Malesia, dove l’83 enne americana è stata trovata positiva. Questa falla nella rete di contenimento dell’epidemia potrebbe rivelarsi molto pericolosa, anche alla luce dell’altissimo numero di contagiati a bordo della Diamond Princess, la nave da crociera in quarantena in Giappone.



Perse le tracce degli italiani che erano a bordo

Intanto l’ambasciatore del nostro Paese in Thailandia, Lorenzo Galanti, contattato da Repubblica, che ha seguito il dossier “a distanza” visto che l’Italia non ha un’ambasciata in Cambogia, conferma di aver perso le tracce dei nostri connazionali che erano a bordo. “Ci risulta che siano ripartiti, non abbiamo più ricevuto richieste di assistenza da parte loro“. Gli italiani dunque farebbero parte del primissimo gruppo di passeggeri lasciati scendere dalla nave venerdì 14, prima che si sapesse del contagio a bordo, e che ora le autorità dei rispettivi Paesi stanno cercando di rintracciare a tutti i costi per assicurarsi che non siano portatori del virus. Due dei cinque sono italo-brasiliani residenti in Brasile, molto probabilmente quindi sono diretti lì. Gli altri tre invece potrebbero essere in viaggio per l’Italia oppure già rientrati. Non è chiaro infatti se il nostro ministero degli Esteri li abbia rintracciati.

L’odissea della Westerdam

Dopo essere stata rifiutata da cinque Paesi dell’Asia, tra cui Giappone e Thailandia, e lasciata in mare per dieci giorni, la Westerdam – con a bordo 1.454 turisti e 802 membri dell’equipaggio, di 41 Paesi diversi – è stata fatta attraccare venerdì scorso dalle autorità cambogiane nel porto di Sihanoukville, dove il primo ministro Hun Sen si è presentato di persona ad accogliere i passeggeri, peraltro senza alcuna precauzione medica. Questo perché la compagnia Holland America Line aveva assicurato che a bordo non ci fossero casi di coronavirus, dopo aver testato una ventina di persone che presentavano sintomi sospetti risultate negative. Così la maggior parte dei passeggeri è stata fatta sbarcare dopo aver compilato un questionario e misurato semplicemente la febbre.

La donna positiva ricoverata con il marito in Malesia

Ma il giorno dopo una americana di 83 anni è risultata positiva a un test fatto in Malesia, dove nel frattempo era arrivata su un volo charter insieme al marito. Entrambi sono ricoverati. Il problema è che la donna è stata a bordo della nave per diversi giorni e quindi c’è il rischio che abbia trasmesso il virus ad altri passeggeri. Passeggeri a cui poi il governo cambogiano ha permesso di tornare a casa liberamente, in ogni angolo del pianeta. Il gruppo più numeroso di passeggeri è costituito da cittadini Usa, tanto che il presidente Donald Trump ha ringraziato il primo ministro per averli fatti scendere.

Sottoposti al test i passeggeri ancora a bordo

Dopo il caso positivo è scattata una corsa a sottoporre ai test ai circa mille passeggeri ancora a bordo della nave e a rintracciare quelli già scesi (dopo i 651 americani, i gruppi più numerosi sono australiani, canadesi e inglesi). Le altre persone testate in Malesia sono al momento risultate negative. Ciononostante, per paura del contagio, le autorità locali, come quelle di Thailandia e Singapore, hanno annunciato che non permetteranno più a persone provenienti dalla Westerdam di fare scalo nei loro aeroporti.

Ludovica Colli

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