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Milano, 8 mar – Quello che non fa il coronavirus, lo fa il governo Conte. La bozza del decreto legge che istituisce la “zona rossa” in Lombardia – chiudendola di fatto sia a chi entra che a chi esce – ieri ha provocato un vero assalto ai treni della notte alla Stazione Centrale e alla stazione Garibaldi di Milano, dove alle 23.20 è partito l’ultimo Intercity. Stiamo parlando di oltre 500 persone, tra i due scali milanesi, che hanno cercato di salire sugli ultimi convogli in partenza verso il centro sud. Dopo le 22, in circa 400 si sono riversati nella stazione di Porta Garibaldi per tentare di prendere l’Eurocity night per Salerno. Quasi tutti sono riusciti a salire a bordo e il convoglio è partito con qualche minuto di ritardo. Almeno 150 erano invece le persone che hanno affollato le biglietterie e poi i vagoni dei treni verso il sud alla Stazione Centrale, per raggiungere le regioni d’origine prima dell’entrata in vigore del decreto legge del Governo. Nei due scali è intervenuto il personale della polizia ferroviaria che ha cercato di sedare i momenti di tensione.

A bordo anche senza biglietto: meglio la multa che restare chiusi in Lombardia

viaggiatori sono saliti sui vagoni anche senza biglietto, dicendo ai controllori di essere disposti a pagare la multa pur di poter restare a bordo. Il personale ferroviario ha cercato di spiegare che un numero di passeggeri superiore al consentito avrebbe potuto creare problemi di sicurezza, ma in molti casi non ha fatto desistere le persone prese dal panico. In rete girano anche le foto di questi treni presi d’assalto, con la gente seduta persino negli strapuntini dei corridoi di quello che dovrebbe essere l’Intercity Notte Roma-Napoli-Salerno.

In molti sono partiti in auto

In molti – tra i residenti al sud ma temporaneamente a Milano – saputo del rischio di rimanere bloccati a lungo in Lombardia hanno deciso di lasciare in auto il capoluogo lombardo. E arrivano anche notizie di famiglie in questo momento divise tra il capoluogo lombardo e le località di villeggiatura in Liguria o in Valle d’Aosta, con persone che si sono messe in viaggio per ricongiungersi ai familiari prima che la Lombardia diventi ufficialmente tutta zona rossa.

Adolfo Spezzaferro

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