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Roma, 10 gen – “Smentiamo quanto riportato quest’oggi da Il Fatto Quotidiano in merito alle dimissioni da capo politico del Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Una narrazione, con tanto di fantomatica data delle dimissioni, che appare decisamente surreale. Un retroscena che riporterebbe il pensiero di svariate ‘fonti’ interpellate che sembrano però fare il tifo per una certa narrazione, quando nel pezzo alle fonti dirette viene riservato mezza riga di smentita”. E’ la nota diramata dallo staff di Di Maio con cui si critica duramente il retroscena pubblicato sul quotidiano, che però di certo non si può ascrivere tra le testate “nemiche” dei 5 Stelle.



“Di Maio sarebbe pronto a lasciare il ruolo di capo politico tra il 20 e il 21 gennaio”

Secondo l’entourage del capo politico, non ci sarebbe nulla di attendibile nella ricostruzione pubblicata dal Fatto Quotidiano, secondo cui Di Maio sarebbe pronto a lasciare il suo ruolo tra il 20 e il 21 gennaio, pochi giorni prima delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria. “Appare anche singolare la scelta di aprire il giornale con questo falso retroscena quando lo stesso Di Maio in queste ore è impegnato in importanti dossier di politica estera, come la Libia, di forte interesse nazionale e che interessano la sicurezza del nostro Paese. È un fatto gravissimo, che ci sorprende“, conclude la nota dello staff del capo politico M5S.

Possibili scissioni in arrivo

Al di là della ricostruzione del giornale diretto da Marco Travaglio, tra i 5 Stelle serpeggia un crescente malumore per il capo politico. Tanto che si fa un gran parlare di scissioni in arrivo, viste le diverse anime – quella movimentista della prima ora (che farebbe capo a Di Battista e in cui si trova bene Paragone, fresco di espulsione) e quella governativa che va a braccetto con l’ex nemico Pd (in cui figurano Di Maio, il “compagno” Fico e ministri dell’esecutivo giallofucsia). Fare fuori il capo, quindi, forse servirebbe ad evitare il peggio, visto il continuo fuggi fuggi dei parlamentari pentastellati.

L’aut aut della fronda: “Di Maio o capo politico o ministro”

C’è poi la fronda contro il ministro degli Esteri, che al Senato ha presentato un documento in cui si chiede “la non sovrapposizione tra incarichi di governo e organizzativi“. Insomma, o capo politico o ministro. E Di Maio potrebbe optare per la Farnesina. In ogni caso, non c’è solo il giornale di Travaglio a girare il coltello nella piaga. Anche la Stampa riporta le accuse della fronda dei senatori contro Di Maio e il figlio del fondatore del Movimento. “Davide Casaleggio, visto come un’entità grigia che, lontano da Roma, esercita un potere enorme ottenuto per via ereditaria. Per questo i senatori chiedono che la proprietà di Rousseau venga sottratto dalle mani di Casaleggio”. E “passi sotto il controllo del Movimento”, scrive il quotidiano torinese.

Grillo e Casaleggio rinnoveranno l’investitura per Di Maio?

Resta da capire come si posizioneranno il garante Beppe Grillo e lo stesso Casaleggio. Se rinnoveranno l’investitura a Di Maio oppure no. Certo è che sfilarsi dal M5S prima della possibile ulteriore debacle elettorale in Emilia Romagna potrebbe interessare davvero al ministro degli Esteri. Anche se un altro crollo di consensi per i 5 Stelle cambierebbe anche le carte in tavola per lo stesso governo giallofucsia. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro



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