Roma, 12 apr – Mentre imperversa la battaglia di Tripoli tra le truppe del generale Khalifa Haftar, che vorrebbe prendere la capitale libica, e quelle del governo di Accordo nazionale del premier Fayez al Serraj, Italia e Ue intervengono lanciando l’allarme: esiste un “concreto rischio di crisi umanitaria che va scongiurato rapidamente“. Sullo sfondo, ma neanche troppo, il ruolo ambiguo della Francia, che, sebbene ufficialmente sia schierata contro la guerra civile, è nel mirino per i suoi interessi in Libia e per il sostegno ormai conclamato al generale Haftar. A quanto pare, infatti, il 4 aprile scorso, prima dell’offensiva delle truppe di Haftar, gli emissari (e il figlio) del generale sarebbero andati a Parigi per avere il consenso a portare l’attacco finale su Tripoli.

Tensioni Roma-Parigi

Inevitabile quindi che riaffiorino le tensioni tra Roma e Parigi. Da una parte, il premier Giuseppe Conte, che, preoccupato anche dall’emergenza migranti, si impegna in un dialogo sia con il premier di Tripoli al Serraj, sia con gli emissari di Haftar, per riportare il confronto sul piano della diplomazia. Dall’altra, la Francia che mercoledì, secondo più fonti, con una prova di forza ha bloccato una dichiarazione della Ue che avrebbe condannato l’avanzata del maresciallo della Cirenaica sulla capitale libica. Dal canto suo, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, da sempre guardindo circa le politiche di Parigi sul fronte Sud del Mediterraneo, assicura che non resterà a guardare e verificherà “se la Francia per difendere i propri interessi stia giocando a fare la guerra”. L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, si premura di voler evitare un “Libia-bis” con l’errore di un intervento militare. Proprio per questa ragione il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, assicura che “non servono prove di forza o azioni dimostrative di alcun genere”.

La battaglia si fa sempre più dura

Intanto sul campo si continua a combattere: il bilancio delle vittime è arrivato a 58 morti. I feriti sono oltre 270 e gli sfollati, secondo l’Onu, sono impennati a oltre 6 mila. Le forze dell’Esercito nazionale libico, guidato da Haftar, sembrano arretrare. Il ministro dell’Interno di Tripoli, Fathi Bashaga, ha annunciato che la strategia passa dalla difesa all’attacco. Anche se Bengasi smentisce, le milizie della capitale sostengono di aver catturato circa 200 combattenti fedeli ad Haftar.

Appello Ue: “Stop a tutte le operazioni militari”

“L’attacco lanciato dall’esercito di liberazione nazionale” di Haftar “su Tripoli e l’escalation che ne è seguita stanno mettendo in pericolo i civili, inclusi migranti e rifugiati, e interrompendo il processo guidato dall’Onu, con il rischio di gravi conseguenze per la Libia“. L’Unione europea “chiede a tutte le parti di cessare immediatamente le operazioni militari. L’Esercito di liberazione nazionale e tutte le forze a Tripoli o nelle sue vicinanze devono ritirarsi e rispettare la tregua richiesta dall’Onu”. Così si legge in una dichiarazione congiunta Ue (riveduta e corretta dopo lo stop di Parigi ai riferimenti ad Haftar) sulla Libia.

Ludovica Colli

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