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foibe_Roma, 10 feb – Il rapporto che la società occidentale contemporanea ha con la libertà di pensiero e con lo spirito critico è a dir poco schizofrenico. Da una parte, infatti, ci stiamo dirigendo a grandi falcate verso la chiusura di ogni dibattito, verso un dogmatismo totalizzante che rende di fatto bloccati e immodificabili tutta una serie di dibattiti. Dall’altra, tuttavia, esistono pochi argomenti su cui fare del revisionismo e “decostruire” le versioni ufficiali appare cosa buona e giusta, quasi un esercizio di spirito civico. Si tratta, in verità, di ambiti ristretti e li si può riconoscere in modo semplice: sono tutti quelli in cui è in gioco l’identità europea o, nel nostro piccolo, italiana.

Quindi vediamo continuamente spuntare tesi sulle “origini africane” della civiltà greca (la “Black Athena” di Bernal) o sull’inesistenza degli indoeuropei, e su su, fino ad arrivare ovviamente ai misfatti del colonialismo bianco, per toccare l’apice con la storia del Novecento. È esattamente per questa logica che in Italia fa tuttora molto chic affermare, nelle università o in convegni finanziati da enti pubblici, che le foibe non sono mai esistite, che i morti sono stati pochissimi, e che quei pochi comunque se lo meritavano. Per quanto insultanti siano queste teorie, non ci sarebbe in fondo nulla di male se esse vedessero la luce in un contesto di generalizzata libertà di pensiero. E invece ciò accade proprio mentre gli spazi per lo spirito critico si stanno chiudendo.

È appena il caso di fare un raffronto con il caso esemplare dell’Olocausto, che già in molti Paesi è verità di Stato e che anche in Italia ha visto vari tentativi di punire il “negazionismo”, seguendo una direttiva europea che obbliga gli Stati membri a combattere e a sanzionare certe espressioni di “razzismo”, “xenofobia” e “istigazione all’odio”. In Francia, dove già da anni il dibattito su questo argomento è bloccato per legge, sono andati più avanti, con una “legge Taubira” (precedente a quella sulle unioni gay) che ha riconosciuto la tratta degli schiavi come crimine contro l’umanità, prevedendo sanzioni per chi affermi il contrario. Del resto lo stesso dibattito sulle unioni civili non si accompagna con i reiterati tentativi di introdurre la legge Scalfarotto, che estenda agli omosessuali e ai transessuali gli effetti della legge Reale-Mancino che fu promulgata per vietare le discriminazioni fondate su razza, etnia e religione? Insomma, ci avviamo verso un mondo in cui non si può più dire nulla. Tranne ciò che è contro noi stessi. Tutti i razzismi sono vietati, tranne quello contro gli europei, tutti i revisionismi sono blasfemi, tranne quelli contro la nostra storia. Ci odiano, la verità pura e semplice è questa: le élite dominanti ci odiano. E le élite italiane odiano ancora di più l’Italia. E con essa chi la ama.

PS: ogni tanto qualcuno, a destra, tira fuori la bella pensata di estendere le leggi anti-negazioniste anche ai negatori delle foibe. Questo significa avere il cervello pieno di segatura. È semmai al contrario che bisogna operare, sbloccando gli altri dibattiti, non bloccando pure questo.

Adriano Scianca

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6 Commenti

  1. Grazie Cristicchi , dovevate esserci tu e Povia a Sanremo ….
    benigni invitato dal bergoglio scusate che dire …..

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