Firenze, 20 set – Il tribunale del Lavoro di Firenze ha bloccato i licenziamenti della Gkn di Campi Bisenzio per “comportamenti antisindacali“. I giudici hanno dato ragione ai sindacati, che avevano impugnato il procedimento avviato verso i 422 dipendenti licenziati dal gruppo. Provvedimento che per il tribunale ha violato l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, mettendo in atto comportamenti antisindacali. I lavoratori infatti erano stati informati di essere stati licenziati con una mail.



Gkn, tribunale di Firenze blocca i licenziamenti via mail

Il tribunale obbliga la Gkn di “revocare la lettera di apertura della procedura ex L.233/91″ e di “porre in essere le procedure di consultazione e confronto dell’articolo 9 parte prima CCNL e dell’accordo aziendale del 9 luglio 2020 indicato in motivazione”. Nonché “a pubblicare il testo integrale del presente decreto a sue spese e per una sola volta sulle edizioni nazionali dei quotidiani La Repubblica, La Nazione, Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore“. E anche “al pagamento in favore del sindacato ricorrente delle spese di giudizio che liquida in complessivi 9.300 euro oltre Iva, Cpa e contributo spese generali”.

La multinazionale britannica non aveva avvisato i sindacati

Altra condotta condannata dai giudici del lavoro, il fatto che la multinazionale britannica, che ha deciso di chiudere gli stabilimenti di Campi Bisenzio, non ha preavvisato i sindacati dei licenziamenti. “Pur non essendo in discussione la discrezionalità dell’imprenditore rispetto alla decisione di cessare l’attività di impresa (espressione della libertà garantita dall’art. 41 Cost. ), nondimeno la scelta imprenditoriale deve essere attuata con modalità rispettose dei principi di buona fede e correttezza contrattuale, nonché del ruolo e delle prerogative del sindacato“. Così il giudice del lavoro di Firenze, Anita Maria Brigida Davia, nel decreto di revoca dei licenziamenti. Gkn “nel decidere l’immediata cessazione della produzione – si legge nel decreto – ha contestualmente deciso di rifiutare la prestazione lavorativa dei 422 dipendenti (il cui rapporto di lavoro prosegue per legge fino alla chiusura della procedura di licenziamento collettivo)”. Peraltro “senza addurre una specifica ragione che imponesse o comunque rendesse opportuno il suddetto rifiuto”.

L’azienda ha comunicato i licenziamenti a stabilimento già chiuso

Questo, sottolinea il giudice, è “sicuramente contrario a buona fede e rende plausibile la volontà di limitare l’attività del sindacato. Quanto al rispetto del ruolo del sindacato stesso – chiarisce il giudice – appare significativa la chiusura di 24 ore per ‘par collettivo’, concordata con motivazione rivelatasi successivamente pretestuosa e artatamente programmata per il giorno successivo a quello fissato per decidere la cessazione di attività”. Il tutto, conclude il giudice, per “poter comunicare la suddetta cessazione ai lavoratori e al sindacato con lo stabilimento già chiuso”.

Ludovica Colli

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. Grandissima Giudice Davia! Ai lavoratori la dignità viene ancora riconosciuta in un periodo in cui i poteri forti occulti e loro servi locali hanno demolito la ricchezza nazionale.Ci sono riusciti tramite l’ austerity europea dell’ ultimo decennio e la carcerazione notturna di un intero popolo con chiusura delle attività economiche autoctone per un normalissimo virus influenzale tipico di qualsiasi stagione invernale.

Commenta