Vancouver, 6 dic – Meng Wanzhou, è la figlia del fondatore del più importante marchio di telefonia cinese, la Huawei, e ne è il capo finanziario. È stata arrestata in Canada su richiesta degli Stati Uniti. La notizia del suo arresto, avvenuto il 1 dicembre, si è scoperta solo oggi. La Wanzhou è accusata di spionaggio e rischia l’estradizione negli Usa dove è in corso un’indagine per accertare se il colosso tecnologico cinese abbia violato le sanzioni all’Iran.

La Wanzhou rientra a pieno titolo nella guerra tra Stati Uniti e Cina in campo tecnologico e il suo arresto arriva in un momento in cui Cina e Stati Uniti avevano deciso di comune accordo una tregua sui dazi. L’azienda Huawei era da tempo nel mirino degli Usa per timori legati alla sicurezza e l’acquisto dei suoi telefonini era stato vietato nelle agenzia governative e lo stesso presidente americano Donald Trump aveva incitato gli alleati a non usare prodotti Huawei. Pechino ha chiesto al Canada di rilasciare la manager, e ha accusato Washington di violazione dei diritti umani. Spetterà al giudice, domani, la decisione relativa al suo rilascio su cauzione.

La carriera della Wanzhou in Huawei comincia presto. Il padre è il fondatore del colosso, ed è un ex ingegnere dell’esercito di Liberazione Popolare cinese. La figlia ha cominciato a lavorare in azienda nel 1993, come segretaria, a 25 anni. Ha lavorato nell’ombra, scalando tutte le gerarchie aziendali, fino a diventarne il volto noto nel 2011. È lei l’incarnazione dell’internazionalizzazione di Huawei nel mondo, ed è lei a essere designata da molti analisti come successore del padre ai vertici dell’azienda. Il suo arresto è una notizia che ha scosso i mercati asiatici. L’indice Nikkei della borsa di Tokyo è andato giù di 1,9%,a 21.500, l’indice Hang Seng di Hong Kong è sceso del 2,6% a 26.117,28 e Shanghai ha perso l’1,3%.

Dopo l’arresto della donna è sceso in campo anche il governo cinese, che ha chiesto a Canada e Stati Uniti di “chiarire immediatamente” le ragioni di tale arresto. Il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang, ha dichiarato che la Cina, non ha ricevuto alcuna spiegazione ufficiale: “A quanto posso vedere, ne’ il Canada, ne’ gli Stati Uniti hanno dato una ragione per la sua detenzione”.

Anna Pedri

 

 

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