Roma, 17 set – Dal 15 ottobre per lavorare è obbligatorio esibire il green pass, e sarà il datore di lavoro a fare i controlli, compreso il padrone di casa. Il governo Draghi come è noto ha imposto l’obbligo di green pass per tutti i lavoratori del settore pubblico e del privato ma anche per gli autonomi e le partite Iva. Il decreto legge approvato ieri in Cdm obbliga all’esibizione del green pass per l’accesso ai luoghi di lavoro. Ciò vale per il personale delle amministrazioni pubbliche, delle autorità amministrative indipendenti, della Consob, della Banca d’Italia e degli enti pubblici economici di rilevanza costituzionale. Ma anche i soggetti titolari di cariche elettive – i parlamentari, per esempio – o di cariche istituzionali di vertice, i magistrati ordinari, amministrativi, contabili, militari e ordinari, avvocati e procuratori dello Stato e membri delle commissioni tributarie. E, infine, anche “chiunque svolga attività lavorativa nel settore privato”. A quanto si apprende infine, il testo definitivo del decreto dovrebbe includere anche colf, babysitter, idraulici ed elettricisti.



Chi controlla il green pass al lavoro?

Il punto è, chi controlla il green pass? Visto e considerato che tra coloro che “si recano in un luogo di lavoro” rientrano anche i lavoratori autonomi. Come per esempio colf e badanti. La risposta è: i datori di lavoro. Ciò vale anche per il privato cittadino che paga la babysitter. In quanto datori di lavoro, in caso di controlli, se non verificassero la certificazione verde rischierebbero la sanzione da 600 a 1.500 euro. Lo stesso vale per colf, badanti e babysitter non vaccinate, ovviamente. Secondo il presidente di Assindatcolf, Andrea Zini, interpellato da Repubblica, “vista la delicatezza della mansione svolta se il lavoratore non vuole vaccinarsi o rinnovare il green pass, quando necessario è possibile sciogliere il rapporto di lavoro in modo libero, senza alcuna giustificazione”.

Multe e sospensione da lavoro e stipendio

Sul fronte delle sanzioni, ciò che vale per i dipendenti pubblici e privati vale anche per i lavoratori autonomi. Senza green pass la retribuzione è sospesa sin dal primo giorno. A quel punto ci sono cinque giorni per mettersi in regola e recuperare la retribuzione. I dipendenti pubblici sono considerati assenti ingiustificati dal primo al quinto giorno e l’aspettativa vale al massimo fino al 31 dicembre. Nel privato invece si va in aspettativa dal primo giorno. Le aziende con meno di 15 dipendenti dopo il quinto giorno possono sospendere il lavoratore per la durata del contratto del sostituto (non oltre 10 giorni). Ma, attenzione: in nessun caso è possibile licenziare. Per quanto riguarda le multe, chi si presenta senza green pass rischia una ammenda da 600 a 1.500 euro, il datore di lavoro da 400 a 1.000.

Il padrone di casa diventa il controllore

Ma come funziona con i controlli dei lavoratori autonomi che ci vengono a casa per una prestazione duratura od occasionale? Un conto è la colf o la badante, ma se a casa viene l’idraulico? Secondo quanto stabilisce il testo del decreto, spetta al cliente, ossia il padrone di casa, di chiedere al lavoratore autonomo di esibire il green pass. Se non lo fa, in caso di controlli, rischierebbe anche lui la multa così come l’idraulico o l’elettricista. Ma questi sono discorsi di pura teoria. Perché nel caso dei lavoratori autonomi, come è noto, non tutti sono in regola. Stiamo parlando soprattutto di colf, badanti e babysitter. A quel punto, il datore di lavoro, che paga in nero il collaboratore domestico, a che titolo può richiedere il green pass? Stesso discorso anche per idraulici ed elettricisti, che potrebbero richiedere la fattura in caso di richiesta di green pass. Sì, lo sappiamo che è obbligatoria, la fattura. Ma sappiamo pure che di solito se si richiede, il prezzo dell’intervento si raddoppia.

Verso l’obbligo di green pass anche per lo smart working

Infine, sul fronte dello smart working – che il ministro della Pa Renato Brunetta vuole ridurre a zero per gli statali – resta il problema dei turni a rotazione. Perché se è ovvio che nessuno può controllare il green pass di chi lavora da casa è pur vero che se chi è in lavoro agile poi torna in ufficio deve necessariamente avere la certificazione verde. In tal senso è possibile che il governo obbligherà a fornirsi di green pass anche chi lavora da casa.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

6 Commenti

  1. Il nero avanza, il bianco indietreggia… grande B.Fisher che ci hai sottolineato questo. Tutto torna nella complessa scacchiera della vita! Green Pass verso il Black pass… Ovvero, dove può arrivare l’ arrogante stupidità umana!

  2. E’ un potere totalmente impazzito, una specie di Rocky Horror Picture show, con i nani (capite a me) e le ballerine (e capite ancora a me).

  3. Siamo in piena dittatura con un tesserino obbligatorio, chiamato permesso verde.Verde per ingannare e far sembrare che sia una cosa ecologica!Nella realtà della nostra salute non gliene frega niente, come visto in questi tanti anni in cui i poteri occulti e loro scagnozzi hanno abbatutuo la spesa sanitaria pubblica.L’obiettivo è rifilare a tutti un qr code con cui ci vogliono controllare come animali da allevamento.E’ il post umanesimo in cui ,come detto da Charles Schwab, vi è la quarta rivoluzione industriale che consiste nella fusione delle identità fisiche,digitali e biologiche.
    E mentono nascondendo i molti morti ed effetti collarterali a cui sono andati incontro le cavie gratuite delle industrie chimiche dei banchieri.Siamo già a 23 mila morti in europa e a 1 milione di effetti collaterali anche gravi.Si tratta di attentato alla salute pubblica, alla sicurezza della repubblica,alla dignità umana e di abuso della credulità popolare e i responsabili dovranno pagare penalmente per questo

Commenta