Roma, 12 feb – Juan Guaidò, capo dell’opposizione venezuelana che si è autoproclamato presidente ad interim, ha espresso “sconcerto” per la linea neutrale dell’Italia sul Venezuela ed ha inviato una sua delegazione a Roma per convincere il governo a schierarsi dalla sua parte – come ha fatto gran parte dei Paesi Ue – per proseguire la sua battaglia verso nuove elezioni presidenziali.

“L’Italia è uno dei pochi Paesi che non ha ancora riconosciuto” il percorso compiuto da 59 Paesi nel mondo e dal Parlamento Ue, che “hanno riconosciuto l’Assemblea nazionale e quindi la mia persona quale presidente provvisorio del Paese, con il preciso e limitato compito di portare il Venezuela, al più presto, a libere e democratiche elezioni“, ha scritto il leader dell’opposizione venezuelana.

“Con profondo sconcerto – ha aggiunto Guaidò – non comprendiamo le ragioni della posizione politica italiana. Non capiamo perché il Paese europeo a noi più vicino non prenda una posizione chiara e netta contro il dittatore Maduro e non chieda, con forza, libere elezioni sotto l’egida della comunità internazionale e lo sblocco degli aiuti umanitari”.

E ancora: “Sono sicuro che il popolo italiano è dalla nostra parte, dalla parte della democrazia, della libertà e della giustizia”.

Lega e M5S divisi sulla crisi venezuelana

La situazione è delicata. Guaidò – che è sostenuto dagli Stati Uniti – ha ricevuto il sostegno del vicepremier Matteo Salvini, che al telefono gli ha confermato la sua posizione anti-Maduro. Non ha fatto lo stesso nessuno dei 5 Stelle al governo.

Pertanto tutto è rinviato al voto di oggi in Parlamento, che si terrà dopo una comunicazione del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, per verificare la coesione della maggioranza, fin qui spaccata tra la Lega che vuole l’uscita di scena del successore di Chavez e i 5 Stelle che preferiscono non schierarsi per non alimentare il rischio di una guerra civile.

La posizione ufficiale del governo

Tuttavia, la delegazione venezuelana è stata accolta da Moavero, “anche a nome del premier Giuseppe Conte“, ha fatto sapere la Farnesina. A certificare che il governo non si oppone a Guaidò. Lo ha spiegato più chiaramente il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo: “Non riconoscendo la legittimità di Maduro, indirettamente riconosciamo l’Assemblea nazionale come organo che deve portare il Venezuela al più presto a nuove elezioni libere presidenziali“.
Solo che, ha precisato, “crediamo che non sia il momento di fare nomi di presidenti”.

La risoluzione della maggioranza

Questa linea della prudenza di Palazzo Chigi dovrebbe essere confermata anche in Parlamento. Una risoluzione di maggioranza ci sarà, per forza di cose. Probabilmente con un impegno tra l’altro “a sostenere il dialogo per arrivare nei tempi più rapidi alla convocazione di nuove elezioni presidenziali“, secondo quanto si legge in una bozza che circola in Transatlantico.

Ma sul Venezuela così come su altri fronti di politica estera, la maggioranza è profondamente divisa. Se a questo ci aggiungiamo che a breve ci sarà la resa dei conti sulla Tav, è possibile che il governo Lega-M5S si riduca sull’orlo di una crisi.

Ludovica Colli

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