Roma, 23 ago – Al via le trattative per dare vita all’“inciucione” M5S-Pd (e quasi sicuramente LeU). Il “governo della poltrona” che verrebbe messo super impedire agli italiani di andare a votare. In vista delle nuove consultazioni fissate per martedì 27 dal Presidente Mattarella, l’assemblea dei gruppi M5S ha dato mandato per acclamazione al capo politico Luigi Di Maio e ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva ad incontrare la delegazione del Partito Democratico. A stretto giro la replica del Pd: “Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al Capo dello Stato e dalle parole e dai punti programmatici esposti da Di Maio, emerge un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare“, ha affermato il segretario dem Nicola Zingaretti. E’ ufficiale, quindi, i 5 Stelle rifiutano l’offerta del leader della Lega Matteo Salvini (“Se i ‘no’ diventano ‘sì’ siamo pronti a ripartire”) lanciata ieri dopo l’incontro con il capo dello Stato: niente riedizione del governo gialloverde. Alla faccia della sovranità popolare.

I paletti di Mattarella

Il Presidente ieri sera ha dato cinque giorni di tempo a dem e 5 Stelle per trovare la quadra e ripresentarsi al Colle con una maggioranza solida e un programma di governo credibile. Altrimenti sarà governo elettorale, per portare il Paese alle urne. Mattarella è stato chiaro: il tempo stringe. In casa dem c’è chi vede i paletti del capo dello Stato uno stimolo a fare bene, in questa trattativa. Sì, perché il Presidente non darebbe il placet a un accordicchio che duri pochi mesi: vuole un governo che porti a termine la legislatura (e si occupi della elezione del prossimo inquilino del Quirinale). Ma la trattativa è complessa: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dal taglio dei parlamentari, chiesto a gran voce dai pentastellati e su cui i dem nicchiano.

Il nodo del taglio dei parlamentari


Vi chiediamo mandato di incontrare la delegazione del Pd per parlare del primo punto, il taglio dei parlamentari, sul quale chiederemo chiarezza”, ha detto Patuanelli all’assemblea dei gruppi. “Per noi il taglio dei parlamentari si deve fare ora, non fra 10 anni come chiede qualcuno. Il taglio dei parlamentari è il presupposto per il prosieguo della legislatura e per darle solidità. A tal proposito, visto che oggi abbiamo letto dichiarazioni piuttosto vaghe al riguardo e visto che la Lega continua ad essere il partito del boh, vi chiediamo mandato per incontrare la delegazione del Pd”, ha detto Patuanelli.

Pd e 5 Stelle devono fare la sintesi tra i loro programmi

Il problema è fare la sintesi tra i 5 punti del Pd e i 10 del M5S. E restano tutti i problemi legati al nome del presidente del Consiglio e poi anche alla squadra di governo. Il premier dell'”inciucione” salva poltrone dovrà essere sul tavolo del prossimo giro di consultazioni al Quirinale. “Il nome di Conte ormai è fuori“, assicurano dal Pd facendo notare che anche Di Maio, dopo l’incontro con Mattarella, non abbia mai citato il nome dell’ex “avvocato del popolo”, oggi “inquisitore di Salvini”. I dem quindi si aspettano che il M5S chiederà di far incaricare il proprio candidato premier (in virtù di una maggioranza relativa in Parlamento che come è noto non rispecchia più il quadro politico del Paese). Ecco perché è plausibile che l’ex premier Paolo Gentiloni (ieri salito al Colle nella delegazione Pd) possa diventare commissario Ue. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

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