Teheran, 20 lug – I guardiani della Rivoluzione iraniana hanno annunciato di aver “sequestrato” una petroliera britannica, la Stena Impero, nello stretto di Hormuz. La società armatrice Stena Bulk, proprietaria della petroliera, ha poi confermato che la nave è stata bloccata da alcune “piccole imbarcazioni e da un elicottero non identificati”. La società ha aggiunto che da quel momento si sono interrotti i contatti con l’equipaggio, composto dal 23 persone.

Teheran: “Violate le regole marittime internazionali”

La nave è stata sequestrata su richiesta dell’Organizzazione marittima dei porti della provincia di Hormozgan mentre attraversava lo Stretto di Hormuz, “per non aver rispettato le regole marittime internazionali“. La petroliera è stata trasferita sulla costa per essere sottoposta ai procedimenti giudiziari previsti. Parlando in seguito con l’agenzia di stampa ufficiale iraniana, Irna, un ufficiale ha riferito che la nave aveva violato i regolamenti marittimi internazionali percorrendo un passaggio marittimo vietato nello Stretto, spegnendo il radar e ignorando gli avvertimenti lanciati dalle autorità iraniane. “La petroliera aveva spento il suo localizzatore e ignorato diversi avvertimenti dell’Irgc prima di essere sequestrato”, ha riferito la fonte all’agenzia. Peraltro si è scoperto che la petroliera britannica non aveva risposto a una chiamata di soccorso da una barca da pesca iraniana coinvolta in un’incidente, poiché aveva spento il sistema di tracciamento. Infine, la petroliera – sempre secondo quanto riportano le fonti ufficiali iraniane – aveva anche “rilasciato residui di petrolio nel Golfo Persico“.

Rilasciata la seconda petroliera


E’ stata invece sequestrata e poi rilasciata la seconda petroliera, MV Mesdar, battente bandiera liberiana, ma di proprietà della società armatrice britannica Norbulk Shipping, basata a Glasgow. Lo ha fatto sapere la stessa Norbulk Shipping, precisando di aver ripreso i contatti con il comandante e di aver appreso che l’equipaggio “è al sicuro e sta bene”. La nave era stata bloccata attorno alle 17,30, ma dopo i controlli a bordo ha già potuto riprendere la navigazione.
Nei giorni scorsi, proprio i militari britannici avevano sequestrato una petroliera iraniana nello Stretto di Gibilterra. E Teheran aveva annunciato che avrebbe preso provvedimenti contro questa violazione del diritto marittimo internazionale.

Per il Regno Unito è un segnale di “escalation”

Differente la versione data dal Regno Unito. La notizia del sequestro infatti viene denunciata a Londra come un segnale di “escalation”, stando ai primi commenti politici e da quelli del numero uno dello UK Chamber of Shipping, Bob Sanguinetti, secondo il quale i mercantili stranieri hanno diritto di transitare nello Stretto “per il loro legittimo business” e l’azione iraniana rappresenta “una violazione delle regole internazionali” della navigazione. Sanguinetti lancia poi un appello al governo di Londra a fare “tutto quanto sia necessario” per garantire la sicurezza dell’equipaggio e un rapido rilascio della petroliera.

Trump: “Escalation di violenza da parte dell’Iran”

Gli Stati Uniti parleranno con Londra per il sequestro, ha annunciato il presidente Donald Trump. Anche gli Usa hanno denunciato “l’escalation della violenza” da parte dell’Iran. “E’ la seconda volta in poco più di una settimana che il Regno Unito è preso come obiettivo dall’escalation della violenza del regime iraniano“, ha detto in una nota Garett Marquis, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa.

L’Arabia Saudita vuole accogliere forze Usa sul proprio territorio

Sale la tensione nel Golfo, con l’Arabia Saudita che annuncia di voler accogliere forze militari Usa, al fine di fare assieme agli Stati Uniti “quanto possibile per garantire la sicurezza nella regione“. Il re Salman “ha concesso il proprio accordo per accogliere forze americane in modo da accrescere il livello di cooperazione reciproca per difendere la sicurezza della regione e la sua stabilità e garantire la pace”, ha reso noto un portavoce del ministero della Difesa saudita citato dall’agenzia Spa. Era dal 2003 che Riad non accoglieva più militari Usa sul proprio territorio dopo averlo fatto per 12 anni tra il 1991 e il 2003.

Mosca chiede alle parti di agire con misura

Contiamo su un approccio sensato da entrambe le parti, ma questo dipenderà dai piani di ciascuno”, ha dichiarato il presidente della Commissione Affari Esteri del Consiglio della Federazione russa, Konstantin Kosachev, citato dalla Tass. “Sfortunatamente, questo incidente può essere preso a pretesto per un ricorso alla forza. Non è evidente che colui che ricorra alla forza ne tragga beneficio. Per questo – ha concluso – ci aspettiamo moderazione e diplomazia”.

Adolfo Spezzaferro

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