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Roma, 27 set – Molti redattori di giornali apertamente schierati probabilmente stanno tirando un sospiro di sollievo per la nuova campagna di censura di Facebook contro i “non allineati” così come per le nuove direttive dell’Ordine dei Giornalisti per indirizzare l’informazione a senso unico. Perché negli ultimi tempi la loro fatica nell’arrampicarsi sugli specchi per cercare di fare debunking di sedicenti fake news – ovvero qualunque notizia che dati alla mano possa smentire la narrazione ufficiale dei fatti – ha raggiunto dei livelli quasi comici. Uno dei picchi è stato forse raggiunto nel tentativo disperato e affannato di smentire le cosiddette “bufale” su Greta Thurnberg, l’attivista contro il cambiamento climatico per cui oggi molti studenti stanno manifestando in piazza.

Già perché non proprio tutti si sono convinti che improvvisamente i “grandi del mondo” si siano ravveduti e convertiti grazie alle proteste di una sedicenne svedese che per giorni ha protestato da sola davanti al parlamento svedese. Il sospetto che, forse, qualche sponsor importante e particolarmente influente potesse stare dietro tutta la vicenda è passato per la mente di più di una persona malvagia. E così è bastata qualche semplice ricerca per scoprire che la manager di Greta, la tedesca Luisa Nuebauer, è ambasciatrice della One Campaign, un’organizzazione che si definisce indipendente e che da anni fa pressione su politici e media per “sensibilizzare” l’opinione pubblica su temi a lei cari, come il clima appunto ma anche immigrazione e terzo mondo. E basta un giro nel sito dell’associazione per sapere che tra i maggiori finanziatori della One Campaign ci sono noti filantropi che hanno a cuore l’umanità come il miliardario Bill Gates (quello che vuole oscurare il sole) e il prezzemolino George Soros tramite la sua Open Society.

Riflessi pavloviani

Apriti cielo. Ovviamente basta dire “Soros” che parte il riflesso pavloviano che fa dire la parola magica: “complottisti!”. E quindi chi ha semplicemente reso noto un fatto pubblico diventa un complottista che diffonde fake news da debunkare. E qui viene il bello, perché le argomentazioni con cui si è provato a negare o sminuire un fatto documentato hanno raggiunto dei livelli cabarettistici. A parte il noto sito Vice, la cui argomentazione è stata più o meno “avete rotto i coglioni, se non credete a Greta avete il 99,9% di possibilità di essere coglioni”, uno dei siti più attivi nel tentativo di debunking è stato il solito bufale.net. Per il sito è fondamentalmente un caso che Luisa Neubauer sia costantemente al fianco di Greta in ogni foto e in ogni manifestazione. Il mantra di ogni sitcom “ma è solo un’amica” ha riecheggiato per tutto l’articolo di debunking.

Insomma, la Neubauer è solo una che condivide le battaglie di Greta e per questo l’accompagna costantemente in ogni tappa del suo clima tour. Poi certo, la Neubauer è ambasciatrice della One Campaign, ma – reggetevi forte perché qui viene il bello – i complottisti in realtà per dire che Greta è manovrata da Soros confondono i nomi e dicono che è pagata dalla One Foundation, che invece è una ong cinese che non si occupa di clima, pertanto la loro ricerca è stata superficiale ed errata. Poi certo, la One Campaign è finanziata da Soros e Bill Gates, ma poiché i complottisti hanno sbagliato il nome allora tout court tutta la rivelazione diventa una fake news.

Debunking o supercazzole?

Non tanto distante la presa di posizione di Butac: poiché la notizia è data da un sito “cospirazionista di estrema destra” svedese, NyaTider, e poiché il sito parla di One Foundation anziché di One Campaign, allora la notizia è falsa. Dunque la Neubauer non è la manager di Greta? Risposta di Butac: “Che sia la manager di Greta è noto a tutti. Ma non lavora con la ONE Foundation, bensì è ambasciatrice di One Campaign”. Ok, ma allora Soros finanzia o no la One Campaign? Risposta di Butac: “I contributi della Open Society di George Soros alla One Foundation sono disponibili per tutti, non c’è nulla di segreto”. Ma cavoli, allora è vero che dietro tutta la campagna c’è Soros? Risponde Butac: “E allora? La notizia che dietro a One ci siano Bill Gates e George Soros, insieme a molti altri, è abbastanza inutile” perché in fondo ciò che conta è che ufficialmente la One sia nata per avere come obiettivo “un mondo migliore, magari non per noi, ma per i nostri figli”. Ma che debunking è?

Quasi sulla stessa linea la posizione di Wired. Dopo aver riassunto tutti i punti precedenti, l’argomentazione con cui si smonta la “bufala” è: “Insomma, che razza di complotto è se tutto quanto è scritto nero su bianco nel sito ufficiale dell’organizzazione?”. Insomma, se trovo notizie documentate e facilmente reperibili che però non vengono dette dai media cosiddetti mainstream e che potrebbero mettere in discussione la narrazione ufficiale allora vengo accusato di complottismo, ma poiché i dati che riporto sono facilmente documentabili e scritti nero su bianco allora vuol dire che non esiste nessun complotto e quindi ho torto. Inutile che ridete, Wired sostiene proprio questo.

Gli sforzi di Open

Ovviamente nella catena di debunking alla supercazzola non poteva mancare Open con il solito David Puente (quello che debunkava Fotografie Segnanti e Gian Marco Saolini, per intenderci). L’articolo non aggiunge argomentazioni rispetto a quelle appena viste, se non dimostrare che la foto che ritrae Greta e Soros abbracciati sia effettivamente un fotomontaggio. Ma un passaggio interessante è questo: “Due giovani, due attiviste, vengono etichettate come «burattine di burattinai» attraverso delle supposizioni basate sull’elenco dei donatori di un’associazione umanitaria che porta con sé obiettivi nobili”. Torna quindi l’assunto per cui se un’associazione mette sul suo sito che vuole fare del bene e che ha nobili obiettivi poi possa fare tutto ciò che vuole perché quello che conta è l’obiettivo dichiarato.

Poco importa che dietro ci possano essere personaggi loschi. Poco importa che la One sia la stessa che nel 2010 fece scandalo per aver destinato all’Africa solo l’1% delle donazioni e che solo l’anno scorso sia stata al centro di scandali di abuso e bullismo, spingendo in entrambi i casi proprio il fondatore della fondazione, Bono Vox degli U2, a esporsi in prima persona con tanto di scuse. E soprattutto dubitare delle nobili intenzioni della fondazione perché tra i suoi finanziatori ci sarebbe il responsabile delle più grandi speculazioni finanziarie nonché architetto di quasi tutte le rivolte e destabilizzazioni governative degli ultimi 25 anni, almeno stando alle sue mail hackerate, è qualcosa che non si fa. Peccato che proprio oggi Open sia caduta in questo “peccato originale” nel momento in cui ha pubblicato un articolo che prova a mettere in dubbio l’attendibilità dei 500 scienziati che ieri hanno mandato una lettera all’Onu chiedendo di avere un approccio scientifico al cambiamento climatico piuttosto che cedere ad allarmismi dettati da bufale antiscientifiche.

Tra i 500 firmatari ci sarebbero un ingegnere che ha lavorato per la Shell, il presidente della Carbon Sense Coalition, il presidente dell’Uepg ovvero un cartello di aziende la maggior parte delle quali sono estrattive, e un teorico del neoliberismo svedese che in quanto tale crede che “il mercato deve regolarsi da sé, scevro da ogni condizionamento da parte delle istituzioni” (ovvero la stessa posizione che hanno i sostenitori di Soros che però finanzia la One Campaign). Quindi il sospetto è che possano non essere indipendenti. Ma come, Open diventa complottista usando gli stessi mezzi dei complottisti? Su altri scienziati poi viene estratto parte del curriculum per cercare di insinuare il dubbio che possano non essere attendibili, per cui essere “insegnante geofisica all’Università del Quebec” diventa un fattore di demerito come anche lavorare nel settore vinicolo o magari essere in pensione ed essere stato membro del Comitato tecnico scientifico per il Ponte sullo Stretto di Messina, come accaduto al professor Alberto Prestininzi, unico italiano tra i primi firmatari. Poi c’è una escalation in cui l’autore dell’articolo tenta di dare patente di maggiore o minore attendibilità a questo o a quello scienziato a seconda se sia da una parte o dall’altra, sostenendo che i negazionisti non presentino argomentazioni scientifiche a differenza dei promotori del riscaldamento globale.

Quale credibilità?

Forse allora è poco attendibile anche il fisico Carlo Rubbia, per cui forse il nobel per la fisica andrebbe rivisto alla luce dei nuovi debunking, e anche il noto fisico Antonio Zichichi, di certo non proprio accostabile a posizioni di destra cospirazionista e che proprio pochi giorni fa ha chiesto di fare attenzione alle bufale climatiche lanciate dal movimento pro-Greta, dovrebbe far controllare il proprio curriculum dalla redazione di Open per controllare se abbia o no diritto di parola sulla questione.

A noi non resta che sperare che i padroni del mondo diano finalmente retta a Greta affinché il mondo non finisca nel 2050. O che ci sia magari qualche margine di errore negli studi dei teorici del riscaldamento globale, come era accaduto, che so, ai loro predecessori che negli anni ’70 parlavano di teoria del raffreddamento globale e di come saremmo finiti in una nuova era glaciale, o a chi annunciava l’allargamento del buco nell’ozono che invece si è ristretto in questi anni senza alcun intervento da parte umana e proprio a causa del riscaldamento globale (citiamo non a caso Wired, magari così si debunka da sola) o a quell’Al Gore che nella sua campagna per le presidenziali del 2000 lanciava, dall’interno della sua villa che da sola inquinava come un paesino, messaggi allarmistici molto simili a quelli di Greta, ovviamente per il bene del mondo e non per politica, sia chiaro, annunciando che entro il 2013 le calotte polari si sarebbero sciolte a causa dell’inquinamento. Ma si sa, la scienza è una cosa misteriosa, una di quelle cose per cui oggi sai già come sarà il tempo nel 2050 ma non sai come sarà l’estate prossima. Devi solo avere fede. E se dubiti sei un fottuto complottista.

Carlomanno Adinolfi

3 Commenti

  1. La presidente Gayle Smith è connessa a Soros, avendo partecipato a eventi da lui organizzati. Stesso dicasi per Tom Freston.
    Helen Gayle è stata nella fondazione Gates insieme a Joe Cerrell e Mark Suzman, altro notissimo conoscitore di Soros, da parte sua grande amico di David Cameron.
    Bobby Shriever (citato nell’agendina di Epstein insieme a Peter Soros, nipote del “filantropo ungherese”) faceva già parte, insieme a Bono e a Jamie Drummond, del progetto DATA (il precursore di One), che è stato finanziato sempre da Gates & Soros: che Drummond ha definito “giant of giving for the greater good”, in un tweet indirizzato proprio a Gayle Smith.
    Il nigeriano Dangote, l’uomo più ricco d’Africa, è sicuramente un amico di Soros, che ha incontrato varie volte in convegni d’affari. Stesso dicasi per il miliardario sudanese Mo Ibrahim:
    https://www.burundi-forum.org/la-une/international/region-des-grands-lacs/burundi-mo-ibrahim-ami-de-soros-a-kigali/
    Kevin Sheekey, che già finanziò una campagna milionaria contro Trump, partecipò alla “transition tent” di de Blasio, finanziata soprattutto da Soros.
    Kelly Ayotte fu (insieme a una Rothschild…) membra del McCain Institute, sovvenzionato pesantemente da Soros.
    Lawrence Summers, vecchia volpe della politica americana, conosce Soros senza alcun dubbio.

    Molte di queste persone sono implicate in un progetto per le rinnovabili insieme ad altri loro conoscenti:

    http://disq.us/url?url=http%3A%2F%2Fwww.avioselnav.it%2Fhi-tech%2Finternet%2Fenergie_rinnovabili__ci_pensano_zuckerberg_e_gates_con_la_breakthrough_energy_coalition.htm%3AHpIalsKQjRqfNN4bNjojVki7Uok&cuid=2217114

    Diciamo che questi “anti-complottisti” dovrebbero tornare a sQuola…

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