Roma, 8 nov – Le Ong aggrediscono, Matteo Piantedosi abozza, Matteo Salvini scalpita. Questa la sintesi delle ultime ore di ieri, in una partita, quella degli sbarchi clandestini, che al momento il governo sta come minimo perdendo ai supplementari, e che necessiterebbe di ben altro per poter essere affrontata seriamente.

Ong, Piantedosi debole, Salvini più risoluto

Il governo scricchiola in una posizione di paura e di indecisione. È ormai palese, dopo una decina di giorni in cui un esecutivo che sembrava inizialmente risoluto ora si trova in un crocevia di attacchi che provengono da più direzioni: Bruxelles, come al solito, ma anche le solite Ong, che sostanzialmente lo ricattano utilizzando le solite tattiche vittimistiche, le scene madri, dopo la prima “dose” sulla composizione delle centinaia di persone a bordo, sfruttando i “cento minori non accompagnati” utili a facilitare lo sbarco di tutti (peraltro difficilmente individuabili, secondo i riscontri fotografici). Come riporta Tgcom24, all’assalto di Ue ed Ong il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi risponde con un debolissimo “ci stiamo comportando con umanità ma fermezza sui nostri principi”, mentre Matteo Salvini, che in questo esecutivo è ministro delle Infrastrutture, prova a fare la voce grossa: “Questi sono viaggi organizzati. Chi è a bordo di quelle navi paga circa 3mila dollari, che diventano armi e droga per i trafficanti. Sono viaggi organizzati sempre più pericolosi. Bisogna stroncare il traffico non solo di esseri umani che è già grandissimo, ma di armi e droga legato al traffico di esseri umani”.

Reazioni? Per ora, non se ne vedono. L’idea di “assecondare” la pressione umanistica che punta alla colpevolizzazione dell’esecutivo si sta rivelando debole e inefficace. Questo perché, semplicemente, le Ong e l’infinito potere mediatico, culturale ed economico  che le sostiene non si accontentano di certo. E così la cosiddetta “Humanity” 1 non si ferma, non si accontenta di aver fatto sbarcare quasi tutti i passeggeri. Anzi, dichiara esplicitamente di non aver intenzione di muoversi dal porto di Catania, e di non pensare a nessun limite temporale in tal senso.

La solita tattica vittimistica dei “salvatori”

Come testimonia anche ciò che viene con acume trasmesso all’esterno dalla Geo Barents, i capitani e gli equipaggi di queste navi ormai utilizzano strategie rodate. Fomentare la comprensibile esasperazione delle persone a bordo, spingerle a gesti pure estremi (come quello di buttarsi in acqua, copione già visto), copiosi reportage fotografici tesi a criminalizzare il governo del Paese di approdo per puntare, come al solito, sull’emotività. Al contempo sono disposti a tutto pur di portare a destinazione i carichi. Anche che qualcuno muoia nella traversata o nell’attesa. Lo dimostra la costante insistenza con cui, anche per settimane, aspettano. Fino a quando il governo o le capitanerie di porto di turno non cedono. Non è ammessa una seconda strada, non sono ammesse alternative. Italia o – nella migliore delle ipotesi – Malta. E perfino la buona apertura di Parigi nei giorni scorsi si può sostanzialmente ignorare.

Stelio Fergola

 

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6 Commenti

  1. Umanità SI, li sta facendo sbarcare tutti. Fermezza anche, no sta facendo un ca**o per fermarli. Forse era meglio quando era peggio ?

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