Melbourne, 13 mar – Il cardinale australiano George Pell è stato condannato a sei anni di carcere per gli abusi sessuali su due ragazzi del coro alla cattedrale di St. Patrick’s Cathedral, a Melbourne, perpetrati negli anni ’90.

Dopo il verdetto di colpevolezza, è arrivata una sentenza abbastanza mite per il 77 enne ex ministro dell’Economia vaticano, che rischiava fino a 50 anni.


Il cardinale Pell, numero tre nella gerarchia vaticana e religioso di grado più alto nella gerarchia cattolica ad essere condannato per pedofilia, dovrà scontare almeno tre anni e otto mesi prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale.

La sentenza: “Condotta permeata di sconcertante arroganza”

“La sua condotta per crimini efferati è stata permeata di una sconcertante arroganza”, ha affermato nella sentenza il giudice della contea di Victoria, Peter Kidd, “considero la colpevolezza morale in entrambi i casi molto alta”.

“Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciati durate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazione che ciascuna delle tue vittime deve aver provato nel sapere che l’abuso avveniva in presenza altrui“.

Pell sarà registrato a vita come un criminale sessuale. Il cardinale, che è stato sospeso dal Papa, si è sempre dichiarato innocente e ha già presentato appello. Il nuovo processo si aprirà all’inizio di giugno.

Rischiava fino a 50 anni di carcere

Il cardinale rischiava fino a cinquant’anni, dieci per ciascuno dei cinque capi di imputazione. Il cardinale, per parte sua, ha assistito impassibile alla sentenza, si dice innocente ed ha già presentato ricorso in appello: le prime due udienze sono già fissate il 5 e 6 giugno.

Lei non è un capro espiatorio per la Chiesa Cattolica”, ha premesso il giudice. Quindi ha ricostruito i capi di imputazione. Ha parlato della “degredazione e umiliazione” subita dai ragazzi, costretti ad essere testimoni ciascuno della violenza patita dall’altro. Ha ritenuto “al di là del ragionevole dubbio” che Pell abbia approfittato della fiducia dei ragazzini e della sua posizione di potere, sicuro che le vittime non avrebbero parlato. Ha definito i suoi atti “crimini odiosi”.

“L’età del cardinale importante per la condanna”

L’età del cardinale, ha aggiunto, è un criterio importante per definire la condanna, perché “ogni anno di prigione rappresenta una parte importante di ciò che le resta da vivere” e “potrebbe non vivere abbastanza da uscire dal carcere”. Del resto, sempre considerata l’età, “non c’è rischio di recidiva e non rappresenta un rischio per la comunità”, e da allora ha “avuto una condotta irreprensibile”.

Di qui la sentenza, relativamente mite.

Da due settimane, Pell si trova in un carcere di massima sicurezza a Melbourne: è rinchiuso in “custodia protettiva” come accade ai pedofili, una cella dove rimane isolato 23 ore al giorno.

 Pell era stato “sospeso” da prefetto dell’Economia nel giugno 2017 e il Papa gli aveva “concesso un periodo di congedo per potersi difendere” e affrontare il processo in Australia, rinunciando all’immunità diplomatica. Nel frattempo l’incarico di cinque anni “è scaduto il 24 febbraio e Pell non è più prefetto”, ha fatto sapere la Santa Sede.

Il 12 dicembre, all’indomani della condanna non ancora pubblica, era stato estromesso dal Consiglio dei cardinali che aiutano il Papa nella riforma della Curia. La Santa Sede ha annunciato un’indagine canonica in vista di un processo all’ex Sant’Uffizio.

Ludovica Colli

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