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Roma, 1 ott – Lo scorso 29 settembre il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha festeggiato i suoi 81 anni e, nonostante la veneranda età, l’ex cavaliere non sembra risentire la vecchiaia e punta dritto alle elezioni che molto probabilmente avverranno nel marzo dell’anno prossimo. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha avuto con lui un breve colloquio telefonico in occasione del suo compleanno e dichiara: “L’ho chiamato per fargli gli auguri di buon compleanno, come prescrive la buona educazione, e non gli volevo rompere le scatole parlando di politica. Sicché gli ho fatto gli auguri e gli ho detto: di politica parliamo un’altra volta” aggiungendo “Al telefono non si può dire più di tanto. Ma gli ho ribadito che voglio e possiamo vincere!”.

Quest’ultima parte della dichiarazione “Voglio e possiamo vincere!” cela due realtà appartenenti alla figura di Salvini: la prima è che punta ad una vittoria del tutto personale, ribadendo implicitamente il  suo desiderio di porsi a capo di questa possibile alleanza più centrista che di destra; la seconda è che non è interessato a farne una questione morale o di principio, il suo obiettivo è vincere e per farlo sarebbe disposto a tutto, anche a (ri)formare l’ennesima alleanza tra la Lega e Silvio Berlusconi. È un conflitto di “potere” a separare i due partiti e non le varie questioni riguardanti l’euro, la sovranità e tutte le battaglie portate avanti in questi mesi.

La vittoria per Matteo Salvini sembra dunque essere possibile solo grazie ad un’alleanza con una forza politica centrista e moderata con una percentuale in grado di permettere al leader della Lega di governare o comunque presentarsi come il leader di una consistente opposizione. Sembrano un ricordo le dichiarazioni secondo cui la Lega stava “andando alla grande”, come lo è anche la battaglia sovranista che portò Salvini ad un’apertura a CasaPound Italia. D’altronde per la Lega l’essere incoerenti è diventata una coerenza, dopo aver abbandonato ipocritamente la linea separatista che ha generato una bufera all’interno del partito, adesso è chiara la svolta moderata che sta cercando di adoperare il segretario, per poi rinunciarvi qualora l’accordo con Berlusconi dovesse fallire.

L’appuntamento per il colloquio, di persona e non telefonicamente, dovrebbe avvenire il 6 ottobre, il giorno prima della partenza di Berlusconi in Russia, in occasione del compleanno del vecchio amico Putin, e quando Salvini tornerà a Milano: “Dobbiamo metterci attorno a un tavolo e stilare un vero programma concordato cominciando da alcuni punti-cardine come l’abolizione della legge Fornero sulle pensioni e il varo di una flat tax al 15% per determinare un percorso di crescita, oltre alla bomba-immigrazione”. Niente discussioni su euro ed Ue, dunque? Se non fosse chiara la palese tendenza moderatista, suonerebbe strano che Salvini voglia poi discutere l’abolizione di una legge con coloro che l’hanno votata unitariamente, ovvero Sproprio quel Berlusconi allora capo del defunto Popolo della Libertà, e Giorgia Meloni che dopo aver sostenuto il governo Monti ha deciso di cambiare idea e di andare all’opposizione fondando Fratelli d’Italia, altro partito che si muove all’ombra della reminiscenza di Fiuggi.

Alla luce di questa possibile alleanza, le domande che un elettore si dovrebbe porre sono le seguenti: Salvini sarà in grado di portare avanti la sua battaglia contro l’euro? Sarà in grado di costruire uno stato sociale a difesa dei cittadini italiani? Sarà in grado di rendere l’Italia credibile agli occhi degli altri stati in un contesto geopolitico, vista la delicata situazione in Libia? Qualsiasi riposta in questo momento si tratterebbe di una congettura, ma queste ultime manovre politiche non depongo certo a suo favore.

Davide D’Anselmi

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