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Roma, 19 dic – Luigi Di Maio da giallofucsia si rimangia la linea 5 Stelle dei porti chiusi all’epoca dell’alleanza con la Lega e annuncia che i suoi voteranno per l’autorizzazione a procedere contro l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Stavolta il leader della Lega è accusato di “abuso di potere” per il caso della nave Gregoretti, a cui fu impedito di sbarcare gli immigrati irregolari a bordo nell’attesa di trovare un accordo Ue sulla ridistribuzione. Ebbene, il capo politico M5S giustifica così il suo voltafaccia: “Il blocco della Gregoretti non fu deciso dal governo, ma dal ministro Salvini. (Sulla Diciotti, ndr) per noi c’era l’interesse pubblico prevalente, ma sulla Gregoretti non c’era e non c’è. Soprattutto fu un’azione del singolo ministro, tanto che poi li fece sbarcare perché la ridistribuzione funzionava. Noi voteremo contro l’interesse pubblico prevalente”. Ai microfoni di Porta a Porta, Di Maio poi aggiunge: “Auguro a Matteo Salvini di dimostrare la sua innocenza, come lo auguro a tutti”.



 A luglio però i 5 Stelle erano in linea con il ministro dell’Interno

Insomma, l’allora vicepremier oggi si dissocia dall’ex titolare del Viminale. Ma a luglio scorso, nei giorni del caso Gregoretti, i 5 Stelle erano in linea con Salvini. Anzi, il ministro dei Trasporti in carica, il grillino Danilo Toninelli, era in pressing su Bruxelles: “Ora la Ue risponda, perché la questione migratoria riguarda tutto il continente”. Ecco perché dalla Lega ora arrivano condanne durissime contro Di Maio. “Un piccolo uomo – lo definisce Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno insieme a Salvini e coinvolto, dunque, personalmente -. Più che l’onore poté la poltrona“.

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Il voltafaccia di Di Maio manda in estasi i compagni giallofucsia

L’annuncio di Di Maio a voler votare a favore del processo contro il leader della Lega manda in estasi i giallofucsia, con Nicola Fratoianni di LeU che snocciola tutto il repertorio antisalviniano: “Capisco la rabbia e la paura di Matteo Salvini in queste ore dopo l’annuncio del nuovo procedimento giudiziario nei suoi confronti. La rabbia per non poter continuare a fare, come ha fatto da ministro, quello che gli pareva in spregio a ogni legge e norma internazionale. E pure la paura di doverne rispondere in un’aula di tribunale, che come ben si sa sfugge ad ogni occasione. Si metta l’animo in pace: non possono esistere in democrazia spazi di impunità per nessuno“. Stessa solfa in casa Pd, secondo cui il leader del Carroccio nonostante la spavalderia mostrata teme di finire sotto processo: “La reazione di Salvini è stata violenta. Ha invocato il diritto di difendere i confini e di esercitare il proprio ruolo. Ha detto che non vede l’ora di guardare negli occhi i magistrati che lo accusano. Non è vero ovviamente“. Insomma, i giallofucsia, forti della decisione del Tribunale del riesame di Catania di riaprire il caso (il giudice in questione, guarda caso, è di Magistratura democratica), sono pronti a spedire il loro temuto avversario sotto processo.

Renzi ago della bilancia

Il procedimento contro Salvini sarà discusso in aula al Senato entro 60 giorni. Nella Giunta per le autorizzazioni a procedere Italia Viva sarà l’ago della bilancia. Sì, perché tra i 23 componenti dell’organismo, uno, Francesco Urraro, è passato di recente dal M5S alla Lega. Pertanto la maggioranza giallofucsia ha 11 membri nella Giunta, l’opposizione di centrodestra 10 – compreso il presidente -, due infine appartengono al Misto e alle Autonomie. All’epoca del caso Diciotti, simile a quello della Gregoretti, il leader di Iv Matteo Renzi disse: “Voterò a favore della richiesta del Tribunale dei ministri di Catania che accusa Matteo Salvini di sequestro di persona aggravato per i fatti della nave Diciotti“. Vedremo quindi se stavolta i renziani voteranno sì compatti con i giallofucsia. In caso contrario, quelle voci sul patto dei due Mattei (ossia andare a votare) sarebbero più che confermate.

Adolfo Spezzaferro

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