Washington, 22 mag – Siamo alle solite, la Casa Bianca agita ancora una volta lo spauracchio delle armi chimiche. Sempre in Siria, sempre per andare contro Assad e il suo legittimo governo in difesa del popolo siriano dai tagliagole jihadisti. Ma i russi denunciano la “bufala”. “Gli Stati Uniti continuano a vigilare da vicino le operazioni militari del regime del presidente siriano Bashar Al Assad nel Nord-ovest della Siria, ivi compresi i segnali di un qualunque nuovo uso di armi chimiche”. L’avvertimento arriva dal Dipartimento di Stato americano, che fa notare come “deplorevolmente” Washington continui a vedere questi “segnali”. “Sfortunatamente continuiamo a vedere segnali sul fatto che il regime di Assad possa averle usate di nuovo, incluso un presunto attacco il 19 maggio“. “Stiamo ancora raccogliendo informazioni su questo incidente” di domenica “ma ribadiamo il nostro avvertimento” a Damasco sull’uso di questo tipo di armi, ha reso noto il portavoce Morgan Ortagus.

“Usa risponderanno in caso di ricorso a armi chimiche”

Gli “Stati Uniti ed i loro alleati risponderanno in modo rapido e appropriato” nel caso di un ricorso alle armi chimiche nel quadro del conflitto. Il presunto uso di armi chimiche nell’attacco di domenica “fa parte di una campagna violenta del regime di Assad che viola un cessate il fuoco che ha protetto milioni di civili nell’area di Idlib”, ha proseguito. “Questa rinnovata offensiva del regime siriano è diretta contro comunità di quest’area che comprende moltissimi siriani già sfollati a causa delle violenze da altre zone della Siria”. “Gli attacchi del regime contro le comunità del Nord-ovest della Siria – ha concluso – devono terminare”.

Trump vuole destabilizzare la regione


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato nei mesi scorsi il ritiro delle truppe americane dalla Siria in seguito alla sconfitta dell’Isis nel Paese, con il chiaro intento di destabilizzare la regione. Infatti la tensione in Siria non si è allentata e negli ultimi tempi si sono inaspriti i toni anche con gli Stati Uniti. Il ministero degli Esteri siriano ha infatti condannato la decisione di Trump di riconoscere l’annessione israeliana delle Alture del Golan (territorio siriano, per l’appunto).

I russi danno allarme: “Jihadisti stanno preparando attacco chimico”

I jihadisti siriani stanno preparando un attacco chimico nel villaggio di Jardzhanaz e nella città di Serakab, lo ha comunicato il generale Viktor Kupchishin, direttore del Centro russo per la riconciliazione delle parti siriane in conflitto. Secondo il generale, i terroristi hanno già raccolto un gruppo di sfollati in queste aree. Kupchishin ha osservato che i terroristi hanno una quantità significativa di sostanze tossiche che vengono utilizzate per armare le granate usate per inscenare attacchi chimici contro i civili per scaricare la colpa sulle forze governative siriane. Come riporta il generale russo, i terroristi effettuano un addestramento simile nella provincia occidentale di Aleppo. Inoltre, secondo i russi, i terroristi islamici hanno creato una struttura separata che sfrutterà materiali falsi sugli attacchi chimici per destabilizzare la situazione a sud della zona di de-escalation di Idlib (guarda caso, la stessa area menzionata dagli Usa).

Il “braccio chimico” dei terroristi

Secondo i jihadisti catturati dai militari siriani, all’unità in questione è stato dato il nome di “braccio chimico“. E’ molto interessante scoprire che questo dipartimento chimico include un gruppo di medici tra cui specialisti che hanno ricevuto una formazione nella città di Raqa “sotto la direzione degli ufficiali dei servizi segreti statunitensi” per fornire assistenza medica alle presunte vittime di avvelenamento da sostanze chimiche. Il rapporto del Centro russo la dice lunga quindi su quale sia la reale situazione nell’area, compresi proprio quegli attacchi chimici di cui blaterano gli Usa. Lo schema infatti è un deja vu, già applicato in Iraq. Una volta scatenato l’attacco chimico “pilotato” e poi “accollato” ad Assad, gli Usa potranno intervenire militarmente. A meno che i russi non denunceranno – prove alla mano – la tragica messinscena.

Ludovica Colli

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