Roma, 7 ago – L’Italia scopre la sovranità industriale quando le carte sono già scoperte. Palazzo Chigi ha autorizzato Nuburu Defense ad acquisire il 70% di Tekne, società abruzzese attiva nei sistemi anti-drone, nella guerra elettronica, nei veicoli militari e nelle tecnologie dual use. L’operazione non è ancora formalmente conclusa, ma la strada verso il controllo americano è ormai sostanzialmente aperta.
Il via libera è arrivato attraverso il Golden Power, vale a dire l’insieme dei poteri speciali che dal 2012 consentono al Governo di intervenire sulle operazioni societarie che coinvolgono imprese e beni considerati strategici per l’interesse nazionale. In sostanza, quando sono in gioco settori come difesa, sicurezza, energia, trasporti o comunicazioni, Palazzo Chigi può esaminare acquisizioni e cambi di controllo e, a seconda dei casi, imporre condizioni, prescrizioni e vincoli oppure arrivare al veto. Non è quindi una normale autorizzazione amministrativa: è lo strumento con cui lo Stato può impedire che un’operazione formalmente privata comprometta interessi strategici nazionali.
Tekne non produce soltanto camion
La società di Ortona non fabbrica solo mezzi militari: integra piattaforme per difesa e sicurezza, elettronica, telecomunicazioni, sistemi anti-UAS e guerra elettronica. Nuburu stessa indica Tekne come il futuro hub industriale e tecnologico della propria piattaforma integrata per la Difesa e la Sicurezza. In altre parole, non sta acquistando soltanto capacità produttiva: sta comprando competenze, uomini, filiere e know-how sviluppati in Italia. Palazzo Chigi lo sa benissimo. Per questo il via libera è arrivato con prescrizioni particolarmente pesanti. Secondo Euronews, che riferisce di aver visionato il provvedimento, sono dieci: sede e impianti destinati alla difesa dovranno restare in Italia; le tecnologie dovranno continuare a essere disponibili per le esigenze della Difesa nazionale; il know-how utilizzato dalle Forze armate e di polizia non potrà essere ceduto o rivelato a terzi. Sono inoltre previsti vincoli sulla clientela e controlli annuali affidati al ministero della Difesa.
Ed è proprio qui che emerge il paradosso. Lo Stato riconosce che Tekne è talmente strategica da dover circondare il passaggio di proprietà con una cintura di sicurezza, ma evidentemente non abbastanza strategica da costruire le condizioni perché il controllo rimanga italiano. Il Golden Power diventa così l’ultima trincea di una politica industriale che arriva sempre dopo: non decide che cosa il Paese debba possedere, stabilisce soltanto quali pezzi non possano essere portati via quando la proprietà cambia.
Chi sta comprando il “gioiello” italiano
Il caso diventa ancora più singolare guardando all’acquirente. Nuburu non è Lockheed Martin, RTX o Northrop Grumman. Nei documenti depositati alla Sec dichiara per il 2025 ricavi pari a zero, una perdita netta di circa 79 milioni di dollari e la necessità di continuare a fare affidamento sul capitale degli investitori. Il 17 luglio NYSE American ha inoltre avviato una procedura di delisting del titolo a causa del prezzo troppo basso delle azioni, sospendendone immediatamente le negoziazioni. Nello stesso periodo Nuburu ha raccolto circa 38 milioni di dollari attraverso una nuova offerta di titoli, spiegando apertamente che i capitali sarebbero serviti anche a finanziare l’acquisizione di Tekne e a ridurre l’indebitamento. Pochi giorni dopo ha annunciato l’estinzione di circa 16,75 milioni di dollari di debiti. Questo non significa che Nuburu sia destinata a fallire né che il suo piano industriale sia privo di valore. Significa però qualcosa che dovrebbe interessare la politica: una società finanziariamente fragile sta acquisendo il controllo di un’impresa le cui tecnologie sono considerate strategiche dallo stesso Governo italiano.
Tekne arriva all’operazione con perdite importanti e bisogno di capitali. Nuburu promette risanamento, crescita dell’occupazione e centinaia di milioni di ricavi cumulati nei prossimi anni. Benissimo, se accadrà. Ma proprio qui si manifesta il problema strutturale italiano: quando un’impresa strategica deve essere ricapitalizzata, troppo spesso lo Stato sa scegliere soltanto tra lasciarla indebolire e permettere che il capitale necessario arrivi dall’estero.
Il Golden Power non è una politica industriale
La sovranità industriale non consiste nell’alzare bandiere sui cancelli. Significa avere capitali, commesse, credito, partecipazioni e una strategia nazionale capaci di evitare che tecnologie decisive diventino contendibili soltanto quando l’azienda è già in difficoltà. Le prescrizioni imposte dal Governo sono necessarie e, considerate le circostanze, doverose. Ma rimangono prescrizioni applicate a un controllo che l’Italia sta consentendo di cedere. Per questo la domanda decisiva è perché, ancora una volta, l’Italia debba difendere con il Golden Power ciò che non è stata capace di difendere prima con una politica industriale.
Sergio Filacchioni