Strasburgo, 12 mar – L’Unione Europea sembra decisa a ritagliarsi un ruolo da geografo visionario e si prepara all’ardua sfida sostenendo che “la Russia non può più essere considerata un partner strategico”. Sarebbe troppo evocare lectio magistralis di geopolitica, dunque evitiamo di consigliare la fondamentale lettura di “Terra e mare” di Carl Schmitt ai parlamentari di Strasburgo e attendiamo ansiosi la prossima baggianata. Certo è che, senza scomodare i grandi del passato, basterebbe osservare il planisfero per comprendere che sì, con buona pace di chi si ritiene un novello Mercatore, la Russia è inevitabilmente un partner strategico dell’Europa.

Il giudizio dell’Ue appare dunque leggermente (eufemismo) viziato da una cocciuta e dannosa volontà di allinearsi sempre e comunque ai diktat che arrivano da oltreoceano. “L’UE deve prepararsi ad adottare ulteriori sanzioni e a limitare la cooperazione bilaterale nel caso in cui la Russia continui a violare il diritto internazionale”, si legge nella risoluzione del Parlamento europeo sulla valutazione dello stato delle relazioni politiche UE-Russia, approvata con 402 voti favorevoli, 163 contrari e 89 astensioni. I deputati di Lega e M5S hanno almeno avuto il coraggio, mostrato forse per la prima volta in sede europea, di votare contro questa risoluzione. Gesto purtroppo poco più che simbolico se poi non si compie uno strappo vero e proprio.


Nel testo prodotto dall’Europarlamento, si legge poi: “L’UE dovrebbe rivedere il suo attuale accordo di partenariato e cooperazione (APC) con la Russia e limitare la cooperazione ai settori di interesse comune come il cambiamento climatico, la sicurezza energetica, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la lotta al terrorismo richiedono un impegno selettivo”. Insomma, non soltanto questi lungimiranti parlamentari propongono ulteriori sanzioni alla Russia, ma chiedono pure di evitare di collaborarci in qualsiasi modo.

Il tutto perché, secondo i deputati dell’Unione Europea “dal 2015 sono emerse nuove tensioni tra l’UE e la Russia, tra cui l’intervento russo in Siria e l’ingerenza in Paesi come la Libia e la Repubblica Centrafricana”. I deputati “hanno inoltre sottolineato il sostegno del Cremlino ai partiti anti-europeisti e ai movimenti di estrema destra”. Ora, senza citare le innumerevoli ingerenze di ben altri Stati europei in Africa (l’esempio libico è obiettivamente incredibile), sul serio dobbiamo nuovamente spiegare a questi europarlamentari che, senza la Russia, la Siria sarebbe molto probabilmente un “Califfato” guidato dall’Isis?

Eugenio Palazzini

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