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Roma, 16 feb – Contro le varianti del coronavirus niente lockdown – le zone a colori funzionano – così come funzionano i vaccini: parola di Giuseppe Ippolito. Il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma e membro del Comitato tecnico-scientifico è un’altra autorevole voce fuori dal coro dei catastrofisti e degli allarmisti alla Ricciardi. Secondo Ippolito infatti i vaccini funzionano e bisogna insistere su questa strada. Insieme al sistema della mappa a colori per le chiusure per far fronte alla maggiore contagiosità delle varianti.



Ippolito (Spallanzani): “Il vaccino funziona”

In una intervista al Corriere della Sera, Ippolito spiega che “i dati che arrivano da Israele dimostrano ogni giorno di più che il vaccino funziona. Le manifestazioni sintomatiche si riducono, le ospedalizzazioni diminuiscono e così i decessi”. E fortunatamente “lo stesso si sta osservando in Italia con la somministrazione quasi completata del vaccino agli operatori sanitari“, fa presente l’esperto.

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Per l’infettivologo dunque “bisogna vaccinarsi il prima possibile, quando previsto dai piani. E nell’attesa del nostro turno continuare a mantenere alta la guardia, che peraltro non va abbassata neanche dopo la vaccinazione”. Nella lotta al coronavirus, poi, “le misure di contenimento richieste dalle varianti sono le stesse del virus originario. Ma se è vero, come sembra, che alcune di queste mutazioni sono caratterizzate da maggiore contagiosità, sarà necessaria allora un’attenzione ancora più scrupolosa nell’attenersi alle misure di contenimento“. E’ l’avvertimento del direttore scientifico dello Spallanzani.

“Variante inglese? Il punto è il tasso di trasmissibilità”

La variante inglese non va sottovalutata, ma neanche sopravvalutata. “Una variante con una trasmissibilità superiore anche solo del 20 per cento e con lo stesso tasso di letalità rispetto al ceppo originario fa più danni, in termini di ospedalizzazioni e decessi, rispetto a una variante con una letalità superiore del 50 per cento ma con la stessa trasmissibilità”. E’ la precisazione dell’esperto.

“Il sistema delle zone a colori funziona”

La suddivisione in fasce di rischio con i relativi coloro funziona, assicura il dirigente dello Spallanzani, che cita l’esempio della Gran Bretagna, “dove con l’imposizione di una ‘zona rossa’ all’intera nazione il numero dei contagi è rapidamente calato”. Questo “ci dice che il sistema in essere nel nostro Paese, che gradua le misure nei territori in base alla situazione epidemiologica, può funzionare. Anche perché consente (lo si sta facendo in Umbria e Alto Adige, per esempio) l’istituzione su specifiche porzioni del territorio di misure di contenimento ulteriormente restrittive rispetto a quelle nazionali”, conclude.

Adolfo Spezzaferro

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