Caracas, 24 gen – Venezuela nel caos: il leader dell’opposizione Juan Guaidò, si è autoproclamato presidente ad interim con il sostegno degli Stati Uniti, del Canada e di molti stati sudamericani, Brasile e Colombia compresi.

Il presidente Nicolas Maduro (ex sindacalista marxista ed ex braccio destro di Hugo Chavez), alla guida del Paese dal 2013, ha chiamato il popolo alla mobilitazione, dopo aver intimato agli Stati Uniti di richiamare il proprio personale diplomatico entro 72 ore.

Durante un comizio a Caracas, dove sono accorsi migliaia di sostenitori, il 35 enne Guaidò ha accusato Maduro di essere “un usurpatore” e ha promesso di istituire un governo di transizione per salvare la nazione dal collasso economico.

Durante un intervento in tv dal palazzo presidenziale, Maduro ha accusato l’opposizione di tentato colpo di Stato con il sostegno degli americani, sottolineando che l’esercito – senza il quale è difficile legittimare un cambio di potere – è con lui.

Cuba ovviamente ha teso la mano a Maduro, “contro l’imperialismo americano” mentre il presidente Usa Donald Trump, avvertendo che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, si è rifiutato di richiamare i propri diplomatici, dichiarando Maduro un leader illegittimo.

Sale la tensione nel Paese, sull’orlo di una guerra civile. Negli ultimi due giorni di scontri con le forze dell’ordine, ci sono stati almeno 13 morti mentre 59 persone sono state arrestate.

Nella città meridionale di Puerto Ordaz, i manifestanti hanno distrutto la statua del defunto storico predecessore di Maduro, Chavez, presidente del Venezuela dal 1999 al 2013.

Maduro si è insediato per il suo secondo mandato lo scorso 10 gennaio, dopo un’elezione ampiamente boicottata e definita “una farsa” da molti governi stranieri. Oltre tre milioni di venezuelani sono fuggiti all’estero negli ultimi cinque anni.

Dal canto suo, Trump sta valutando sanzioni sul petrolio venezuelano che ha toccato il minimo di produzione da quasi 70 anni. Maduro, che ha già esautorato i poteri del parlamento, potrebbe dichiararne le scioglimento, arrestare Guaidò e scatenare una violenta repressione contro gli oppositori. “So che ci saranno conseguenze – ha detto Guaidò ieri ai sostenitori – per riuscire a compiere questa missione e ristabilire la Costituzione occorre il consenso di tutti i venezuelani”.

Guaidò, presidente dell’Assemblea nazionale, è per Washington l’unica figura legittimamente eletta dopo le contestate elezioni politiche nel Paese. Per questo l’amministrazione Usa ha lanciato un appello a tutte le capitali occidentali affinché seguano il suo esempio. Il primo a farlo è stato il Canada di Justin Tudeau, seguito da larga parte dei latinoamericani, dall’Argentina di Mauricio Macri e da altri paesi membri del “gruppo di Lima”: Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panama, Paraguay e Perù. Invece in soccorso di Maduro arrivano il Messico e la Bolivia.

In rivolta contro Maduro sono soprattutto i quartieri operai di Caracas, quelli che una volta lo sostenevano e che ora, ridotti allo sfinimento da una crisi economica senza fine, si schierano invece col giovane ingegnere industriale, sempre più popolare soprattutto da quando l’ex pupillo di Chavez ha strappato ogni potere proprio all’Assemblea nazionale, nel tentativo di sedare la rivolta.
Assemblea che però è riconosciuta dalla comunità internazionale, così come Guaidò ancor prima che da Trump è stato riconosciuto dal neo presidente del Brasile Jair Bolsonaro.

E’ di stamattina invece la notizia che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso solidarietà a Maduro, ribadendogli il sostegno del governo di Ankara: “Fratello Maduro, resta in piedi, la Turchia è con te“, ha detto Erdogan nel corso di un colloquio telefonico.

Ludovica Colli

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