Caracas, 30 gen – Il presidente venezuelano Nicolas Maduro si è detto oggi pronto a organizzare elezioni legislative anticipate e a negoziare con l’opposizione. Ma ha respinto la possibilità di nuove elezioni presidenziali.

In un’intervista all’agenzia di stampa russa Ria Novosti, il presidente del Venezuela ha detto: “Sarebbe molto bello organizzare le elezioni parlamentari prima, sarebbe una buona forma di discussione politica, una buona soluzione dal voto popolare”.

Di contro – e su questo Maduro non molla – “le elezioni presidenziali si sono svolte meno di un anno fa, 10 mesi fa“, ha detto. “Non accettiamo gli ultimatum di nessuno nel mondo, le elezioni presidenziali si sono svolte in Venezuela e se gli imperialisti vogliono nuove elezioni, devono aspettare il 2025“.

Dopo giorni di duri scontri di piazza tra i sostenitori del leader dell’opposizione Juan Guaidò, che si è autoproclamato presidente ad interim, e i governativi, Maduro apre al dialogo: “Sono pronto a sedere ad un tavolo negoziale con l’opposizione in modo da poter parlare a beneficio del Venezuela, la pace e il suo futuro“.

Alla domanda sulla possibilità di una mediazione, il presidente ha risposto: “Ci sono diversi governi, organizzazioni a livello globale, che stanno dimostrando la loro sincera preoccupazione su ciò che sta accadendo in Venezuela, hanno fatto appelli a favore del dialogo“.

Dal canto suo, Guaidò – sostenuto dagli Stati Uniti – chiede “più sanzioni” da parte dell’Unione europea contro il governo Maduro. L’oppositore, in un’intervista al giornale tedesco Bild, ha detto: “Siamo in una dittatura e ci deve essere pressione” e ha denunciato un regime “assolutamente corrotto”. “Abbiamo bisogno di più sanzioni da parte dell’Ue, come deciso dagli Stati Uniti”.

Ludovica Colli

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Commenti

commenti

1 commento

  1. E’ lodevole l’atteggiamento di “studio” che ha il PN nei confronti della crisi in Venezuela.
    A fronte di una situazione di grave crisi economica che vive il Venezuela e delle drammatiche conseguenze sul suo popolo (da chiedersi quanta parte hanno avuto le intrusioni, sanzioni e pressioni degli americani o meglio delle loro multinazionali), sembra piuttosto evidente che la leva di questo “interesse” per la democrazia (diritti umani?) sia in realtà il solito interesse per le enormi riserve di petrolio che ha il Venezuela.
    Prima di questo presidente -Maduro- governava Chavez e mi sembra riduttivo ed errato ricondurlo in totot a un ideologia di sinistra/ comunistoide. E’ vero che oggi a sostegno di Maduro è in prima fila Cuba e la Cina ma c’è pure la Russia, Siria, Messico e altri.
    L’auspicio è che quel grande paese, ricco di risorse naturali e pieno di oriundi italiani, non diventi una nuova Libia, Siria con tutti i drammi, sofferenze e disastri che comporta.

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