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Rivista ufficiale delle Società italiana di diabetologia, dello studio dell’aterosclerosi e della nutrizione umana, tra le più importanti del mondo in questi campi

Pozzilli (Isernia), 12 mag – Se la birra fa parte della dieta dell’uomo da 7mila anni, è probabile che tanto male non faccia. Eppure, nonostante la sua lunga storia, fino a pochi decenni fa gli effetti della bionda bevanda sulla salute sono rimasti pressoché sconosciuti. Da qualche anno, tuttavia, a fronte di un mercato sterminato e un consumo amplissimo e in rapida crescita in quasi tutto il mondo (almeno laddove l’alcol non è vietato per motivi religiosi), e grazie alle nuove tecniche analitiche ed epidemiologiche, la ricerca sulle proprietà cosiddette nutraceutiche della birra si sono velocemente accumulate. L’ultima di queste, particolarmente ponderosa e che riassume criticamente lo stato dell’arte delle conoscenza in materia, è stata appena pubblicata in anteprima sull’importante rivista scientifica Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases da un vasto team internazionale in cui, oltre a ricercatori di università e istituti spagnoli, americani e lussemburghesi, primeggiano per numero e preminenza gli Italiani, tra cui il primo e più importante autore dello studio, Giovanni De Gaetano del IRCSS – Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli in provincia di Isernia. Non è probabilmente un caso l’affollamento di scienziati italiani (10 su 18 autori), considerando il vero e proprio boom dei birrifici artigianali e dei corrispondenti marchi Made in Italy, accompagnato dalla crescita di marchi nazionali storici come l’alto-atesina Forst, nonché il crescente interesse delle grandi società internazionali per etichette italiane, tra cui spiccano i cospicui investimenti – tra gli altri – del gigante danese Carlsberg nel più antico stabilimento produttivo italiano, che ha mantenuto l’originale marchio Birra Poretti e la sede presso Varese.

Quello che i ricercatori guidati da De Gaetano hanno scoperto, o meglio estratto dalla grande messe di studi precedenti, ha del sorprendente. La birra, infatti, condivide con il vino rosso meravigliose proprietà, estranee per esempio ai super-alcolici: assunta quotidianamente in dosi moderate – si intendono due pinte (66 centilitri) per i maschi e la metà per le femmine, purché non sussistano altri specifici fattori di rischio come gravidanze, intolleranze, depressione e patologie a carico del fegato e del pancreas – è in grado di portare benefici dimostrati e significativi rispetto alle malattie cardiovascolari, sia nei soggetti sani che in quelli sofferenti di varie cardiopatie. Tali effetti sarebbero inoltre dovuti al concorso sinergico dell’alcol etilico (per il dosaggio di 66 centilitri ci si riferisce a un contenuto alcolico del 4%) e di straordinarie sostanze, in particolare lo Xantumolo, un polifenolo della famiglia dei flavonoidi prenilati, secreto da ghiandole delle infiorescenze femminili dei luppoli, utilizzati nella produzione della birra per conferirle il gusto amaro, vari aromi e garantirne la tenuta della schiuma. C’è di più: studiato isolatamente, lo Xantumolo ha dimostrato notevoli proprietà antiinfiammatorie, antiossidanti, detossificanti e soprattutto anti-mutageniche e quindi antitumorali, in particolare inibitorie nei confronti della tumorogenesi ma anche della diffusione delle neoplasie. Tutte evidenze che stanno contribuendo allo sviluppo della classe emergente di birre funzionali, in prevalenza artigianali in cui, oltre all’esaltazione del prodotto come fonte di minerali, vitamine e fibre, viene incrementata la concentrazione dei polifenoli più importanti, tra cui appunto lo Xantumolo.

La stessa ricerca ha evidenziato, inoltre, un positivo effetto neuro-protettivo del consumo di birra nei dosaggi indicati, con specifico riferimento alla prevenzione della demenza senile e in particolare del morbo di Alzheimer, la cui rilevanza sociale ed economica sta crescendo esponenzialmente con l’invecchiamento delle popolazioni occidentali. Infine, la combinazione del consumo moderato di alcol, associato ai polifenoli della birra, si è rivelato distintamente positivo rispetto alla riduzione della mortalità complessiva (cioè derivante da qualsiasi causa), purché – e questo vale in generale – non siano eccedute le quantità di alcol ritenute moderate, oltre le quali gli effetti si invertono rapidamente. Si alzino i boccali, dunque, e al bando i sensi di colpa.

Francesco Meneguzzo

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4 Commenti

  1. http://lyricstranslate.com/it/Giuseppe-Verdi-Brindisi-Libiamo-nelieti-calici-lyrics.html#ixzz48WN5QaAN

    Brindisi (Libiamo ne’lieti calici)

    [Alfredo]
    Libiamo, libiamo ne’lieti calici
    che la bellezza infiora.
    E la fuggevol ora s’inebrii a voluttà
    Libiam ne’dolci fremiti
    che suscita l’amore,
    poiché quell’ochio al core onnipotente va.
    Libiamo, amore, amor fra i calici
    più caldi baci avrà

    [Coro] Ah! Libiam, amor, fra’ calici più caldi baci avrà

    [Violetta]
    Tra voi tra voi saprò dividere
    il tempo mio giocondo;
    Tutto è follia, follia nel mondo
    ciò che non è piacer
    Godiam, fugace e rapido
    e’il gaudio dell’amore,
    e’un fior che nasce e muore,
    ne più si può goder
    Godiamo, c’invita, c’invita un fervido
    accento lusinghier.

    [Coro]
    Godiamo, la tazza, la tazza e il cantico,
    la notte abbella e il riso;
    in questo paradiso ne scopra il nuovo dì

    [Violetta] La vita è nel tripudio

    [Alfredo] Quando non s’ami ancora…

    [Violetta] Nol dite a chi l’ignora,

    [Alfredo] E’il mio destin così…

    [Tutti]
    Godiamo, la tazza, la tazza e il cantico,
    la notte abbella e il riso;
    in questo paradiso ne scopra il nuovo dì.

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