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Emissioni di CO2: Italia, Europa, Stati Uniti e Cina a confronto

Roma, 26 nov – Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), in Italia, nel 2013, le emissioni totali di gas serra, espresse in CO2 (anidride carbonica) equivalente, sono diminuite del 6.7% rispetto all’anno precedente e del 16.1% rispetto all’anno base (1990). Il dato emerge dall’inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra per l’anno 2013.

Inoltre, i dati preliminari 2014, già comunicati ufficialmente all’Unione Europea, mostrano ancora un’ulteriore flessione rispetto al 2013, con un livello emissivo totale pari a 417 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

In confronto all’Europa e agli Stati Uniti, che hanno mostrato andamenti analoghi, l’abbattimento delle emissioni di gas serra in Italia- iniziata già dal 2006 – è stata molto più intensa e repentina, quale risultato combinato del maggiore declino economico e industriale, che continua a tutt’oggi, e dello straordinario sviluppo dell’energia solare, che ha collocato il nostro Paese in cima al mondo per produzione elettrica pro-capite dalla fonte fotovoltaica.

Da segnalare, invece, che le emissioni cinesi sono letteralmente esplose, quasi triplicandosi negli ultimi 20 anni. La polvere, per così dire, è stata nascosta sotto il tappeto delle catene di montaggio del capitalismo globalizzato.

Scendendo nei dettagli, si è appena concluso il cosiddetto ‘true-up period’ del Protocollo di Kyoto per il raggiungimento degli obblighi dei Paesi interessati. L’Unione Europea e tutti i suoi Stati Membri, Italia inclusa, hanno raggiunto l’obiettivo stabilito per il periodo 2008-2012. In attesa di un nuovo trattato globale che potrebbe essere siglato a Parigi durante la Cop21 (21esima conferenza internazionale sul clima) e che, se raggiunto, entrerà in vigore a partire dal 2020, i Paesi che hanno aderito al secondo periodo di Kyoto hanno obblighi di riduzione per gli anni 2013-2020. In particolare, per l’Unione Europea e l’Italia tali obblighi sono pari ad una riduzione del 20% rispetto al 1990. L’inventario nazionale delle emissioni dei gas serra 2013 si colloca proprio in questo periodo di transizione.

Tra il 1990 e il 2013 le emissioni di tutti i gas serra, in Italia, sono passate da 521 a 437 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, variazione ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2, che contribuiscono per l’82% del totale e risultano, nel 2013, inferiori del 17.4% rispetto al 1990. La riduzione, riscontrata in particolare dal 2008, è conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcuni settori produttivi, sia della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico in testa).

Le emissioni di metano (CH4) e di protossido di azoto (N2O) sono rispettivamente pari a circa il 10.1% e 4.4% del totale e sono in calo sia per il metano (-18.3%) che per il protossido di azoto (-29.6%). Gli altri gas serra, gas fluorurati quali idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC), trifluoruro di azoto (NF3) e esafluoruro di zolfo (SF6), hanno un peso complessivo sul totale delle emissioni che varia tra lo 0.01% e il 2.6%; le emissioni degli HFC evidenziano una forte crescita, mentre le emissioni di PFC decrescono e quelle di NF3 e SF6 mostrano un minore incremento.

Italia – Variazioni assolute delle emissioni settoriali di gas climalteranti tra il 2013 e il 1990

I settori della produzione di energia e dei trasporti sono quelli più importanti, contribuendo alla metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti. Rispetto al 1990, le emissioni di gas serra del settore trasporti presentano un leggero aumento (0.2%), a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri; per il trasporto su strada, ad esempio, le percorrenze complessive (veicoli x km) per le merci sono aumentate del 32%, e per il trasporto passeggeri del 15%. Per il secondo anno consecutivo, però, si riscontra una riduzione delle percorrenze di merci ed anche i consumi energetici del settore, dopo aver raggiunto un picco nel 2007, sono in riduzione.

Sempre rispetto al 1990, nel 2013 le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite del 21.9%, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178.6 Terawattora (TWh) a 192.9 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218.7 TWh a 297.3 TWh. Dall’analisi dell’andamento delle emissioni di CO2 per unità energetica totale, emerge che l’andamento delle emissioni di CO2 negli anni ’90 ha seguito sostanzialmente quello dei consumi energetici; solamente negli ultimi anni si delinea un disaccoppiamento delle curve, dovuto principalmente alla sostituzione di combustibili a più alto contenuto di carbonio con il gas naturale nella produzione di energia elettrica e nell’industria e ad un incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili.

Nel periodo 1990-2013, le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi sono aumentate del 9.4%. A questo proposito si può osservare che in Italia il consumo di metano nel settore civile era già diffuso nei primi anni ’90 e la crescita delle emissioni, in termini strutturali, è invece correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento oltre che, in termini congiunturali, ai fattori climatici annuali. Questo dato dimostra inoltre che l’efficienza energetica è un’arma a doppio taglio: se non corredata da un aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili, essa conduce a un aumento complessivo dei consumi, fenomeno noto da quasi due secoli che va sotto il nome di “paradosso di Jevons”.

Le emissioni del settore dell’industria manifatturiera sono diminuite del 42.0% rispetto al 1990, prevalentemente in considerazione dell’incremento nell’utilizzo del gas naturale in sostituzione dell’olio combustibile per produrre energia e calore e, per gli ultimi anni, a seguito del calo della produzione industriale.

Per quel che riguarda il settore dei processi industriali, nel 2013 le emissioni sono diminuite del 24.1% rispetto al 1990. L’andamento delle emissioni è determinato prevalentemente dalla forte riduzione delle emissioni di N2O (-89.3%) nel settore chimico, grazie all’adozione di tecnologie di abbattimento delle emissioni nella produzione dell’acido nitrico e acido adipico. D’altro lato le emissioni dei gas fluorurati, in particolare di quelli utilizzati per la refrigerazione e per l’aria condizionata, sono notevolmente aumentate dal 1990.

Le emissioni dal settore dell’agricoltura sono diminuite del 14.9% tra il 1990 e il 2013. La riduzione principale si è ottenuta nelle emissioni dovute alla fermentazione enterica (-12.0%) e alle deiezioni animali (-21.3%) poiché sono diminuiti i capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e, grazie a un minor uso di fertilizzanti azotati, anche alle emissioni dai suoli agricoli (-16.3%). Negli ultimi anni si è registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici, evitando emissioni di metano dallo stoccaggio delle stesse. La drammatica crisi dell’agricoltura tradizionale riceve così un’ulteriore conferma.

Nella gestione e trattamento dei rifiuti, le emissioni sono diminuite del 20.5%, e sono destinate a ridursi nei prossimi anni, per la diminuzione delle emissioni dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica, avvenuta attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata, ma anche per la riduzione del volume dei rifiuti prodotti in conseguenza del declino produttivo e dei consumi.

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Andamento della concentrazione della CO2 in atmosfera dal 1960

Nonostante la virtuosità un po’ forzata dell’Italia e dell’Europa, e il declino industriale americano, complessivamente le emissioni di gas clima-alteranti sono decisamente aumentate: la mancanza di dati affidabili dai paesi emergenti è compensata dai dati sulle concentrazioni in atmosfera, che segnano un aumento sostenuto, particolarmente rapido dalla fine dello scorso secolo, tanto che nel 2014 è stata superata la soglia di 400 parti per milione di CO2, nettamente la più elevata da almeno 800mila anni a questa parte, mentre quest’anno l’anomalia delle temperature medie globali alla superficie potrebbe per la prima volta superare la soglia di 1°C rispetto ai valori dell’epoca pre-industriale (200 anni fa). Quanto questo significhi può desumersi dal fatto che il riscaldamento tra un’epoca glaciale e una calda intermedia raggiunge i 6-8°C, ma nel corso di decine di migliaia di anni.

Francesco Meneguzzo

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