Roma, 4 dic – In Italia il comparto militar-industriale cerca di rafforzarsi, in particolare con la riacquisizione del 51% di STX da parte di Fincantieri. Possiamo anche citare lo schieramento in Cina con Carnival Corporation e China State Shipbuilding Corporation (nel settore della marina mercantile), oltre alla sua alleanza con Leonardo attraverso la filiale Orizzonte Sistemi Navali Spa nell’ambito dell’ingegneria navale. Finmeccanica è divenuta Leonardo nel 2016, dopo aver investito e recuperato importanti aziende italiane come Agusta Westland, Alenia Aermacchi, Oto Melara, diventando un “campione” della difesa in Italia e qualificandosi nel 2016 tra le aziende “top 9” esportatrici d’armi.

Possiamo dunque distinguere due forze in espansione che si scontrano sul caso Next Ingegneria dei Sistemi. In seguito al decreto del 15 marzo 2012, si è instaurato un “golden power” per permettere al governo italiano di utilizzare il suo diritto di veto su certe operazioni: cessione di attivi, fusione o assunzione di controllo aziendale, in nome della protezione di un settore giudicato strategico per l’Italia. Tale diritto di veto nel 2017 è stato esteso al settore delle alte tecnologie (robotica, intelligena artificiale, etc) ed è stato utilizzato in numerose occasioni, in particolare nel 2017 contro l’acquisizione di TIM da parte di Vivendi e per proteggere Piaggio Aerospace dagli investitori cinesi di PAC Investment.

Il 28 giugno 2017 la società francese Altran – e leader nella consulenza in innovazione e ingegneria avanzata – annuncia l’acquisizione di Next Ingegneria dei Sistemi con l’accordo del suo presidente e cofondatore, Chiarini. Tuttavia, il 2 novembre 2017, il nostro consiglio dei Ministri decide di avvalersi del suo “golden power” per annullare questa operazione, nonostante la volontà di Altran di proporre un nuovo accordo che escluda i settori strategici per l’Italia. Il sindacato italiano FIOM-CGIL chiede a sua volta al governo italiano la possibilità di far realizzare tale acquisizione ad Altran in considerazione del mancato investimento italiano e del calo degli ordini. L’appello, proveniente in particolare da Finmeccanica, non sarà accolto e Next resterà italiana.

Questo rapporto di forza è di natura economica, strategica e politica. L’Italia è un Paese storicamente legato a numerosi programmi di cooperazione europea, come per gli Eurofighter e i Tornado. Tali cooperazioni costituivano dei trampolini di progresso tecnologico che permettevano una distribuzione dei colpi per dei programmi di grande portata. Tuttavia l’Italia vi ha spesso ricoperto dei ruoli secondari (19,5% della produzione e 21% dello sviluppo per Alenia su Eurofighter) e dunque una minore predominanza, sugli obiettivi e sugli assi della cooperazione, come conseguenza di una minor base tecnologica, industriale ed economica.

Proteggere la nostra industria della difesa dai “vicini” europei è pertanto una vera e propria sfida, per poter conservare le sue capacità e la sua credibilità nel seno delle cooperazioni europee. Inoltre, alcuni ambiti strategici sono legati a Next Ingegneria dei Sistemi, per cui necessitano di protezione contro gli investitori esteri e potenziali recuperi in materia di tecnologia. Lo scontro economico sta nel fatto che questa azienda ha come cliente anche dei grandi gruppi italiani legati ad ambiti della difesa come Leonardo e Fincantieri.

Nell’intento dunque di non rimanere un attore di secondo piano nell’ambito della difesa in Europa, è necessario non dipendere troppo da altri paesi in questi settori sensibili. Il “golden power” permette allora di proteggere, tra l’altro, tutto il gruppo di Pmi legate ai grandi gruppi di difesa italiani e di assicurarne le basi. Lo scontro politico si colloca inoltre nel quadro delle recenti tensioni tra la Francia e l’Italia al momento dei fatti, in particolare a proposito di Stx. La Francia, attraverso una nazionalizzazione, aveva ottenuto molte concessioni da parte italiana per l’acquisizione del cantiere navale nonostante la presenza di un precedente accordo. Ritroviamo dunque questa volontà dell’Italia di mostrare la propria forza e le proprie capacità. Infine, il contesto della Brexit amplifica tale volontà italiana di migliorare la propria condizione nell’Unione Europea in modo da cercare di prendere il posto del Regno Unito nelle relazioni politiche e industriali.

Giuseppe Gagliano

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