Firenze, 25 ott – “Allons enfants de la Patrie, Le jour de gloire est arrivé!”. Sicuramente il ghost writer di Matteo Renzi è un simpatizzante della Lega di Matteo Salvini. Non ci sono altre spiegazioni per il rovinoso discorso conclusivo della Leopolda 2108, una debacle a livello di strategia comunicativa senza precedenti per il “guappo” di Rignano, come lo definì Massimo D’Alema. Una vera serenata renziana alla Francia.

Il futuro dell’Italia in Europa, caro Ministro dell’Interno, non è a far la guerra a Emmanuel Macron, ma è a lottare insieme contro chi viola i principi che hanno fatto grande l’Europa nel corso degli ultimi anni ed hanno consentito 70 anni di pace: io voglio fare una grande battaglia culturale contro Victor Orbán che vuole tirare su i muri dopo aver preso i soldi dell’Unione Europea e del contribuente italiano e francese per ritirare su l’Ungheria!

Il sermone renziano, ode a Macron e all’Unione Europea degli eurocrati, è arrivato proprio nei giorni in cui l’Italia ha scoperto che, da anni e come da prassi, i gendarmi francesi deportano i migranti oltre il confine italiano, a Claviere, senza autorizzazione e comunicazione preventiva alle nostre autorità. Ovvero alla chetichella.

La decadente kermesse di Renzi ha visto sfilare ospiti discutibili come l’odiatrice del “maschio biancoRula Jebreal, lanciata come candidata PD alle prossime elezioni europee, e l’amico finanziare, con sede fiscale in Gran Bretagna, Davide Serra.

Il fondatore di Algebris al Financial Times confessò che la sua fonte di ispirazione fu George Soros, lo speculatore che lo sostenne con 500 milioni di euro nel 2011 in seguito all’abbandono dei suoi investitori tradizionali.

Lo stesso Renzi è legato a Soros: nel 2010 durante un tour americano, l’allora sindaco di Firenze ha siglato un accordo con la Open Society Foundations che prevedeva un appoggio finanziario per il progetto Smart Dissident.

Quindi, non solo eurodeputati PD tra gli “alleati affidabili di Open Society Foundations di Soros, come già avevo elencato nell’inchiesta pubblicata sulla rivista del Primato Nazionale del marzo scorso.

Non è soltanto il discorso finale di Renzi a suonare come una fiera Marsigliese: sul palco della Leopolda ha troneggiato un barile marchiato Total, società francese operante nel settore petrolio e gas naturale nonché principale contendente dell’italiana ENI, soprattutto in Libia.

Pura scenografia?

In un comunicato stampa, il Comitato organizzatore della Leopolda ha escluso che la Total abbia finanziato la giostrina di Renzi, ma qualsiasi individuo, con una minima infarinatura di marketing, conosce il significato di “product placement”.

Qualcuno potrebbe obiettare che sul palco della kermesse era presente anche il barile della IP, seppur in secondo piano e simbolicamente sovrastato da quello di Total.

La rete di distribuzione di carburanti di Italiana Petroli è stata acquistata nel 2005 da API (Anonima Petroli Italiana) della famiglia Brachetti Peretti, che lo scorso anno ha acquisito altresì la TotalErg, con il 49% del capitale azionario detenuto dalla Total, diventando il primo operatore nel settore petrolifero italiano, superando ENI.

Nel 2016, nelle vesti di Primo Ministro, Renzi visitò l’impresa vinicola Brachetti Peretti a Pollenza, atterrando direttamente all’interno della tenuta.

(Renzi con Aldo Brachetti Peretti)

Divaghiamo con un pizzico di cronaca rosa: l’attuale presidente di API, Ugo Brachetti Peretti, è sposato con la contessa Isabella Borromeo, sorella di Lavinia, moglie del Presidente della FCA, John Elkann.

L’amore di Matteo Renzi e del Partito Democratico per i cugini transalpini non è sbocciato solo ultimamente. La liaison si è rinvigorita negli ultimi cinque anni di governo, ovviamente a scapito dell’Italia.

Nel 2016, l’allora Premier Renzi, con un emendamento contenuto nella legge di stabilità e riguardante la concessione del giacimento petrolifero di Tempa Rossa in Basilicata, permise l’estrazione dell’oro nero a due società straniere, Total e Shell (anch’essa presente sul palco della Leopolda con un barile più defilato).

Decisione giustamente osteggiata dai Verdi che commentarono: “L’unica a beneficiarne davvero sarà la Total, perché il greggio estratto non è destinato ad aumentare la bilancia energetica nazionale e di riflesso l’autonomia dell’Italia”.

Ricordiamo altresì che un’inchiesta della Procura di Potenza ha portato alle dimissioni del Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, a causa dei chiari interessi del compagno, Gianluca Gemelli, riguardanti i lavori di subappalto nel sito di Tempa Rossa.

Al centro dell’inchiesta di Potenza, un’intercettazione telefonica tra la Guidi e Gemelli: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se è d’accordo anche Maria Elena (l’allora ministro per le Riforme Maria Elena Boschi) (…) Rimetterlo dentro alla legge con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa dall’altra parte si muove tutto!”.

Lampanti interessi francesi a scapito di quelli italiani, erano contenuti anche nell’accordo bilaterale di Caen del marzo 2015, sottoscritto dall’allora Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, concernente le cessioni di acque territoriali italiane alla Francia, fortunatamente mai ratificato dal Parlamento.

Nel marzo scorso, le polemiche sono scoppiate in seguito alla pubblicazione sul sito ufficiale del Ministero del Mare francese della mappa con la demarcazione delle zone economiche esclusive cedute dall’Italia nell’accordo di Caen.

Le zone economiche esclusive sono siti noti per l’alta pescosità, vitali per il mercato ittico italiano.

Dopo la pubblicazione delle mappe ritoccate, la Guardia Costiera francese multò diversi pescherecci italiani accusati di pescare nella zona di competenza di Parigi, come se l’accordo fosse stato ratificato dal nostro Paese. L’accordo di Caen non prevedeva logicamente solo la cessione delle zone di pesca italiane, ma altresì i giacimenti petroliferi siti nelle suddette aree.

Grazie alle proteste dei pescatori italiani e alle forti polemiche politiche di diversi esponenti dell’opposizione, il Governo francese ha ammesso l’errore, scusandosi per lo sbaglio e cancellando dal sito istituzionale la mappa modificata.

Per Mauro Pili, leader del Movimento Unidos ed ex Presidente della regione Sardegna, i francesi non avrebbero commesso nessun errore, ma “sono stati beccati e sono stati costretti a cambiare il tutto a 4 giorni dalla scadenza” dell’accordo di Caen.

Sembrerebbe quasi che il Governo Gentiloni, lo scorso marzo ancora facente funzioni, abbia volutamente taciuto sull’invasione territoriale francese, quasi per insabbiare la questione. Ricordando l’accordo bilaterale Operazione Pontus, sottoscritto tra Italia e Irlanda nel 2015, non sarebbe così inverosimile.

Barile brandizzato Total e relativa serenata a Macron dal palco della Leopolda, cessione di Tempa Rossa e silenzio sull’accordo di Caen, sono chiari indizi dell’amore di Renzi per la Francia, benedetto ulteriormente dal manifesto anti-sovranisti confezionato a settembre in vista delle elezioni europee del 2019: “Ci restano otto mesi per convincere, in ognuno dei nostri paesi, che l’Europa merita un nuovo progetto e che i cittadini meritano quest’ Europa rifondata. Otto mesi è il tempo che ci diamo per il riscatto dell’Europa”.

La lune de miel tra Renzi e Macron continua, sconfitte elettorali permettendo.

Francesca Totolo

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  1. Ode a Macron? Scenografia a base di barili targati Total? In questo momento, il presidente francese e’, probabilmente, il leader più odiato dagli italiani: o la leccatina di Renzi ambisce a un’autoritaria ingerenza di Bruxelles nelle questioni interne dello Stivale, da convertire in endorsement per rimettersi in sella dopo aver largamente contribuito al “suicidio” della sinistra, oppure ha siglato un’alleanza segreta con Salvini, per regalargli il definitivo consenso totale

  2. Ode a Macron? Scenografia a base di barili targati Total? In questo momento, il presidente francese e’, probabilmente, il leader più odiato dagli italiani: o la leccatina di Renzi ambisce a un’autoritaria ingerenza di Bruxelles nelle questioni interne dello Stivale, da convertire in endorsement per rimettersi in sella dopo aver largamente contribuito al “suicidio” della sinistra, oppure ha siglato un’alleanza segreta con Salvini, per la sua definitiva consacrazione

  3. Davide Serra come Ronaldo: torna in Italia grazie al fisco-light

    –di Angelo Mincuzzi 15 settembre 2018

    https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-09-14/davide-serra-come-ronaldo-torna-italia-grazie-fisco-light-184539.shtml?uuid=AEhi6hsF

    A parte l’errore vistoso iniziale sull’attuale residenza fiscale di Davide Serra, per il resto ottimo articolo della Francesca Totolo, troppo brava, come al solito.

    NB un solo consiglio di forma alla Francesca Totolo, siccome è una patriota italiana e allora nel suo profilo twitter presentarsi con la foto col cagnettino alla Paris Hilton, bé, non è prprio il massimo del sovranismo, tutt’altro, poi certo conta la sostanza che ne ha da vendere, però anche l’occhio vuole la sua parte, poi faccia come più le piace.

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