Roma, 8 set – Con il termine “asso”, spesso, ci riferiamo a qualcuno veramente dotato in una particolare disciplina. Un asso è una persona che, in quella determinata mansione, eccelle a livelli straordinari. Ecco che, quindi, in questo caso solo di asso si può parlare. Un asso del volo, certo, ma non solo del volo militare. Ariosto Neri era un asso della velocità.

Vicentino d’acquisizione, modenese di sangue

Ariosto Neri era originario di Novi, una cittadina in provincia di Modena, ma, per motivi legati al lavoro del padre, dovette trasferirsi In quel di Vicenza, precisamente a Valdagno. Frequentò l’Istituto Tecnico Industriale Rossi nel capoluogo di provincia e non attese oltre per iscriversi, nel 1924, al corso Borea della neonata aeronautica militare italiana. La sua preparazione ebbe luogo a Livorno e, nel 1930, il divenuto tenente Ariosto Neri era pronto a comandare la 71° Squadriglia del 9° Gruppo del 1° Stormo Caccia Terrestre.


La bravura nell’arte del volo era manifesta e, per questo motivo, venne aggiunto alla cosiddetta Pattuglia Folle. I membri di tale pattuglia avrebbero dovuto esibirsi l’8 giugno 1930 in occasione della Prima Giornata dell’Ala, alla presenza di Sua Maestà. L’evento fu un successo ed il Re ne fu entusiasta a tal punto che decorò Ariosto Neri e i suoi quattro compagni con la Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona.

Il rischio e la morte

Ariosto Neri, però, non si limitò al volo acrobatico. Come ogni giovane della sua età, anch’egli amava la velocità. Per questo motivo, si trasferì a Desenzano del Garda per seguire il corso del Reparto d’Alta Velocità.

Sotto il controllo del colonnello Mario Bernasconi, il 16 giugno 1932, Ariosto Neri guidò un Macchi M.C.72, progettato ad hoc per battere ogni record di velocità. Il velivolo, nel mentre della prova, perse il timone e si capovolse. Neri, in forza alla sua bravura di pilota acrobatico, riuscì ad ammarare in sicurezza. La sua tenacia ed il sangue freddo dimostrati, permisero ad Ariosto Neri di ottenere la medaglia d’argento al valor militare: “Insuperabile Pilota di idrocorsa, mentre stava per conquistare il record di velocità volando a circa 700 km/l’ora, essendosi strappato il timone di direzione e rovesciato l’apparecchio sul dorso, con magnifico intuito e fulminea esecuzione, tentava vittoriosamente un’arditissima manovra, riuscendo a toccar acqua senza danneggiare il prezioso idrovolante”.

La fortuna di Ariosto Neri si esaurì pochi mesi più tardi. Il 6 settembre 1932 stava provando alcune manovre acrobatiche nei pressi di Desenzano. Nel momento in cui si accingeva a rientrare, l’asse dell’elica del suo Fiat C.R.20 si ruppe e l’aereo precipitò. Al funerale di Neri, tra le varie autorità, vi era anche Gabriele D’Annunzio. In suo nome, l’Associazione Arma Aeronautica di Valdagno è intitolata a lui ed al fratello Alessio.

Tommaso Lunardi

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