Roma, 26 gen – Da 2730 a 155: è questo il trend del numero degli immigrati clandestini giunti in Italia nei primi 25 giorni di gennaio, rispettivamente del 2018 e del 2019. Un nuovo crollo (-94,32 per cento), che emerge dai dati forniti sugli sbarchi dal ministero dell’Interno. Numeri che risultano essere particolarmente significativi, visto che anche nel 2017 gli sbarchi, nel solito periodo preso in esame, furono 2790. La Sea Watch, ferma pretestuosamente in acque italiane, con il suo carico di 47 immigrati raccolti nell’area libica che si prova a far sbarcare sul territorio nazionale, costituirebbe dunque poco meno della metà del totale sinora giunto da inizio anno: 76 sono arrivati il 18 gennaio, 13 nei due giorni successivi. Prima e dopo di allora, zero. A differenza degli anni precedenti quando gli arrivi giornalieri si contavano a centinaia.

I flussi migratori del 2017 e del 2018

I dati forniti dal ministero riepilogano i flussi migratori del 2017 e 2018: 23.370 lo scorso anno, 119.369 quello prima. La differenza registra un secco meno 80 per cento: il picco massimo (4185) fu raggiunto proprio a gennaio 2018, il minimo a dicembre (359), un mese che però nel 2017 vide giungere ben 2327 persone. Per il governo 5 Stelle-Lega, insediatosi nel giugno scorso, il mese più critico è stato luglio: 1969 sbarchi. Da allora la tendenza è stata al ribasso, non così per il governo Pd a guida Gentiloni che vide crescere, a colpi di 5-6000 clandestini, i flussi mensili autunnali. Quest’anno, da settembre in poi, non è stata più toccata quota mille sbarchi mensili. I dati del Dipartimento della Pubblica sicurezza permettono anche di comparare la presunta provenienza degli sbarcati nel mese in corso. A gennaio, il maggior numero di clandestini arriva dal Bangladesh (57), dall’Iraq (38), dalla Tunisia (31), dall’Iran (13) e dall’Egitto (9): parte arrivano dunque da aree calde del pianeta, altri da paesi dove non ci sono minimamente guerre in corso. Due sono giunti addirittura dalla Russia. E i minori? Detto che nel 2017 furono complessivamente 15.779 e nel 2018 solo 3536, in questo inizio di anno sono giunti in 23.

Fabrizio Vincenti

Commenti

commenti

11 Commenti

  1. Certo, si potrebbe fare di più, specie in materia di rimpatri (che sono purtroppo bloccati di fatto).
    Ma rispetto ai tempi degli osceni governi di sinistra abbiamo fatto passi da gigante.

  2. Basta leggere con attenzione per capire come la tendenza fosse già in netta diminuzione già dai primi mesi del 2018 (febbraio e marzo segnarono appunto il crollo degli arrivi) grazie ai centri “di accoglienza” nel Nord Africa. Ad oggi l’attenzione non dovrebbe tanto essere posta sui nuovi arrivi, pura utopia pensare a clandestini 0, ma alla gestione di chi è già sul nostro territorio. Gestione assai problematica perché, come Salvini ha sempre saputo, il rimpatrio non è possibile per molti e parecchio problematico per altri così che solo una piccola quota è “rispedibile al mittente”. Sarebbe quindi interessante discutere ipotesi serie di soluzione o soluzioni a questa emergenza abbandonando per un attimo la tentazione di proclami sensazionalistici che riescono a far colpo solo su “ragazzini” di ogni età. Un anno fa scrissi a Di Stefano le mie perplessità su i “centri” primacitati per i migranti in Nord Africa dove i diritti umani vengono quotidianamente calpestati, oggi vorrei sapere quale ipotesi risolutive ponderate propone Casa Pound sul tema stranieri irregolari e i tanti richiedenti asilo presenti sul territorio.

  3. Carissimi, anche da una rapida lettura dell’articolo si possono fare alcune considerazioni che ritengo doverose: il crollo dei flussi migratori lunga la Central Mediterranean Route (quella siciliana per capirci) ha conosciuto un’inversione di tendenza con una diminuzione di poco più dell’80% (perdonatemi l’arrotondamento ma i dati precisi sono facilmente accessibili sul sito di Frontex) già nei primi mesi del 2018 grazie, così si ritiene, ai centri di accoglienza nel Nord Africa, centri che, parere personale, sono da considerarsi dei veri e propri carceri dove non si conoscono nemmeno i più basilari diritti umani. I dati qui riportati stanno a confermare questo processo di rallentamento dei flussi dalle coste africane e sarebbe interessante vedere l’andamento della curva per capire se le politiche del governo attuale hanno influito e se si di quanto sul processo. Allo stato delle cose rimane un dato però evidente: fermare l’arrivo di clandestini attraverso la Central Mediterranean Route non è più un’urgenza. L’aumento di stranieri del Bangladesh conferma come i confini orientali oggi siano i più usati per entrare illegalmente o non in Europa mentre troppo spesso dimentichiamo il grande numero di irregolari che sono giunti sul nostro suolo con voli aerei e visti turistici senza poi rientrare in patria alla scadenza del visto. Il problema oggi è gestire chi è già qui: con l’umanità che deve contraddistinguere un popolo come il nostro che alle spalle ha quasi 3000 anni di civiltà ma, allo stesso tempo, con la giustezza e la rigidezza di chi non può sempre fare la figura del troppo buono e quindi, come si direbbe a Milano, un po’ “coglione”. Salvini ha sempre saputo come il rimpatrio sia una soluzione difficile da applicare, talvolta impossibile, e, d’altro canto, come l’Italia, il cui stato sociale è in affaticamento non può farsi carico di un impegno così gravoso. Ci vorrebbero proposte serie, concrete e ben ragionate. Casa Pound che idee si è fatta a riguardo? Vuole appoggiare la politica Salviniana fatta di proclami che può conquistare solo ragazzini di ogni età o ha una proposta pragmatica? Grazie.

  4. Carissimi, anche da una rapida lettura dell’articolo si possono fare alcune considerazioni che ritengo doverose: il crollo dei flussi migratori lunga la Central Mediterranean Route (quella siciliana per capirci) ha conosciuto un’inversione di tendenza con una diminuzione di poco più dell’80% (perdonatemi l’arrotondamento ma i dati precisi sono facilmente accessibili sul sito di Frontex) già nei primi mesi del 2018 grazie, così si ritiene, ai centri di accoglienza nel Nord Africa, centri che, parere personale, sono da considerarsi dei veri e propri carceri dove non si conoscono nemmeno i più basilari diritti umani. I dati qui riportati stanno a confermare questo processo di rallentamento dei flussi dalle coste africane e sarebbe interessante vedere l’andamento della curva per capire se le politiche del governo attuale hanno influito e se si di quanto sul processo. Allo stato delle cose rimane un dato però evidente: fermare l’arrivo di clandestini attraverso la Central Mediterranean Route non è più un’urgenza. L’aumento di stranieri del Bangladesh conferma come i confini orientali oggi siano i più usati per entrare illegalmente o non in Europa mentre troppo spesso dimentichiamo il grande numero di irregolari che sono giunti sul nostro suolo con voli aerei e visti turistici senza poi rientrare in patria alla scadenza del visto. Il problema oggi è gestire chi è già qui: con l’umanità che deve contraddistinguere un popolo come il nostro che alle spalle ha quasi 3000 anni di civiltà ma, allo stesso tempo, con la giustezza e la rigidezza di chi non può sempre fare la figura del troppo buono e quindi, come si direbbe a Milano, un po’ “coglione”. Salvini ha sempre saputo come il rimpatrio sia una soluzione difficile da applicare, talvolta impossibile, e, d’altro canto, come l’Italia, il cui stato sociale è in affaticamento non può farsi carico di un impegno così gravoso. Ci vorrebbero proposte serie, concrete e ben ragionate. Casa Pound che idee si è fatta a riguardo? Vuole appoggiare la politica Salviniana fatta di proclami che può conquistare solo ragazzini di ogni età o ha una proposta pragmatica? Grazie.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here