Washington, 29 gen – Howard Schultz, ex amministratore delegato di Starbucks, colui che portò al successo planetario la famosissima catena di caffetterie, ha annunciato che nel 2020 sfiderà Trump nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti. Immigrazionista, di incrollabile fede liberal – e del resto, sappiamo bene come i radical chic di tutto il mondo amino trattenersi negli Starbucks delle grandi metropoli sorseggiando le (non proprio a buon mercato) bevande calde proposte dalla catena -, si è già subito fatto odiare da entrambi gli schieramenti: i repubblicani per ovvi motivi, i democratici, come riporta la Bbc, perché correrà da indipendente, finendo quindi per ricoprire il ruolo di  “guastatore” e favorendo in questo modo la rielezione di Trump.

Una sanatoria per tutti i clandestini

Le dichiarazioni sulle politiche migratorie che Schultz intenderebbe promuovere nel remoto caso in cui venisse eletto hanno già provocato lo sdegno di tutta l’America conservatrice: “Il nostro Paese si basa sull’umanità, sulla giustizia, sulla bontà. Da più di duecento anni siamo una nazione di immigrati, e per gli 11 milioni di clandestini che vivono qui, senza autorizzazione, illegalmente, dobbiamo trovare il modo di farli diventare cittadini degli Stati Uniti. Non esistono ‘contro’ quando si parla di immigrazione“. Jessica Vaughan, direttore del Centro Studi per l’Immigrazione americano, si dice molto preoccupata per queste esternazioni: “Le dichiarazioni di Schultz suggeriscono che non esista il concetto di ‘America’, che l’America non sia altro che l’insieme delle persone che vogliono varcarne i confini, piuttosto che una nazione con leggi e una cultura specifica…Parla come se il concetto di America sia obsoleto, o addirittura non sia mai esistito”. La prospettiva di Schultz è molto comune tra coloro che lavorano nell’alta finanza o nelle multinazionali, che traggono enormi guadagni dall’importazione di manodopera a basso costo e coperta dal welfare: e si sa, gli investitori tendono ad anteporre la crescita economica alle preoccupazioni per salari minimi, tasso di criminalità, degrado inevitabilmente portati dalle ondate migratorie.

Cristina Gauri 

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  1. Qualcosa di più e di peggio del solito pretoriano a guardia degli interessi multinazionali ed apolidi di questi colossi finanziari. Stabucks rappresenta il tentativo più evidente – ma non per questo meno subdolo – di proporre modelli di sociabilità sovversivi, permeati sin nel profondo da quelle idee globalistiche che a ben guardare sconfinano nella metafisica…
    Sapevate che il logo della catena, quella sorta di sirena bianca in campo verde, è un antico simbolo gnostico? Per quale motivo riciclare a fini commerciali iconografie antiche e sconosciute ai più?
    Se si considerano questi radical-chic per quello che sono, vale a dire servi entusiasti del capitale pervasi da forme di delirio misticheggiante, si arriva a capirne meglio lo zelo e l’acrimonia con le quali perseguono i loro scopi.

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