Roma, 4 dic – Buone notizie per l’Italia della “Natura”. Secondo i dati dell’Ispra, la popolazione del lupo autoctono è sempre più in crescita: il rapporto dell’ente dall’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, illustrato nel convegno ‘Verso un Piano nazionale di monitoraggio del lupo’ a Roma, infatti, dice che “la popolazione di lupo occupava il 18,04% del territorio nazionale; dati preliminari relativi al periodo 2012-2018 indicano che la proporzione è cresciuta al 23,02%“. Dopo un drastico calo della popolazione di esemplari di lupo, per lo più iniziato negli anni ’70 con l’espansione degli insediamenti umani anche laddove un tempo c’erano solo pascoli e boschi, a quanto pare la diffusione del “Canis lupus italicus” non accenna a diminuire.

Se, in parte, ciò significa che zone un tempo adibite al pascolo degli armenti adesso sono tornate “selvatiche” a causa dell’abbandono dell’uomo, questo dato sta anche a dimostrare che la fauna delle montagne italiane si sta rinvigorendo. Sempre secondo il rapporto dell’Ispra, riportando i dati del campionamento del progetto “Wolfalps”, sulle Alpi vi sono “47 branchi, 6 coppie e 1 individuo solitario e un numero minimo di 293 individui”. Sul territorio nazionale sarebbero dunque presenti complessivamente un numero “compreso tra un minimo di 1269 individui ed un massimo di 1800“: il lupo ha dunque recuperato in parte la popolazione “persa” negli ultimi 40 anni, occupando così tutto l’Appennino, sino alle Alpi occidentali e a quelle centro-orientali.

Ciò ha fatto sì che in Veneto la Commissione Regionale, a seguito delle legittime richieste degli allevatori, abbia emesso un provvedimento che, di fatti, autorizza l’uccisione dei lupi “in esubero”, considerati troppo numerosi e dunque pericolosi: gli allevatori ammoniscono, infatti, che i recinti elettrificati non sono una difesa sufficiente. La speranza è che questo “abbattimento selettivo” non porti, nuovamente, ai risultati di 40 anni fa e che finalmente si trovi un equilibrio nella gestione del rapporto tra chi vive di allevamento e il popolo “dei boschi”. Poiché il lupo fa parte della storia della nostra penisola tanto (e forse di più) di noi.

Ilaria Paoletti

Commenti

commenti

3 Commenti

  1. Questa è una buona notizia? In Romagna non si contano più gli attacchi di lupi ai greggi. Io ho perso tre pecore e un cane, finito sbranato da queste bestiacce, mentre l’altro cane, povera bestia, è riuscito a raggiungere la porta di casa ed abbaiando mi ha svegliato. Povero animale, era in una pozza di sangue. Quando sono intervenuto, quei demoni avevano appena finito di sbranare il primo cane, che coraggiosamente aveva difeso il gregge con la disperazione. Ho comincianto ad urlare per mandarli via e mi hanno ringhiato contro e se non avessi avuto il fucile, sarei stato azzannato. Quando ho imbracciato il fucile ed ho sparato in alto (perché anche i lupi non li puoi toccare o ti becchi una denuncia PENALE!), allora si sono allontanati. Che roba e mai questa? Veniamo massacrati dal Fisco, veniamo massacrati dalla concorrenza sleale nel campo agricolo dagli altri paesi ed infine dobbiamo anche soccombere agli animali selvatici? E questa è una società civile?

  2. -..i lupi sono ”pericolosi” per chi fa comodo’che siano pericolosi e per chi non sa vivere e rispettare il suo ambiente..Piuttosto si dovrebbe ripopolare, il territorio italico, con cinghiali di specie autoctona, sostituendoli a quella, importata, di origine territori est Europa, dannose per il nostro territorio…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here