Roma, 16 apr – “Indegno”. E stavolta, il politicamente corretto va, almeno per qualche istante, in soffitta. Troppo eclatante il caso per passare inosservato, salvo che per qualche difensore d’ufficio che ha subìto derubricato il tutto a “una ragazzata”. Il rito quasi tribale dei due giocatori del Milan Franck Kessie e Tiémoué Bakayoko che hanno mostrato a fine gara la maglia del laziale Acerbi come se fosse uno scalpo o una testa tagliata, ha aperto uno squarcio nel mondo del calcio.

Per Kessie è il secondo episodio in pochi giorni

Dopo mille e mille prese di posizione dal sapore sdolcinato tipico del politicamente corretto, sulla graticola vanno i due giocatori di origine ivoriana che hanno dimostrato di non sapere dove stia lontanamente di casa il fair play e il rispetto dell’avversario. Kessie, in realtà, nemmeno dei compagni di squadra, visto che solo poche settimane fa aveva tentato di aggredire Biglia. Sostituito da mister Gattuso nel derby, non aveva avuto niente di meglio da fare che inveire contro il centrocampista argentino, finendo trattenuto a stento dagli compagni.

Gravina: “Maglia esibita come uno scalpo. Indegno”

Il gesto nei confronti di Acerbi, un professionista esemplare che aveva pensato di scambiare le maglie per placare le tensioni di una settimana condita da polemiche social anche dure e da una gara ruvida e ricca di episodi discussi e discutibili, segna un punto di non ritorno. E genera polemiche a non finire. A rompere gli indugi, finalmente, è stato lo stesso numero uno della Figc, Gabriele Gravina, che ha giudicato l’episodio indegno. “Quello che è avvenuto a San Siro – ha spiegato – è un atteggiamento irriguardoso e, come ha detto anche il sottosegretario Giorgetti, indegno, che va punito, denunciato e valutato secondo le violazioni delle norme e dei principi etici del nostro mondo. Acerbi è un ragazzo straordinario, ci sono state delle punzecchiature sui social e forse, come ha detto Gattuso, dovrebbero usarli di meno e dedicarsi di più alla preparazione delle gare. Ma dando la sua maglia e stringendo la mano ai giocatori del Milan ha dimostrato di voler chiudere ogni polemica. Esibire la maglia come uno scalpo sotto la curva credo sia una reazione antipatica che dobbiamo prevenire”.

Bergomi e Del Piero: “Le maglie sono dei simboli”

Ma le prese di posizioni per un atto che per gravità anche simbolica ha pochi precedenti si sono sprecate. E non a caso arrivano da campioni che nella loro carriera hanno solo seminato bene e sanno cosa rappresenti il momento dello scambio delle maglie. Un gesto che ha una sua inviolabile sacralità, evidentemente sconosciuta ai due ivoriani. “Kessie e Bakayoko? Non la ridurrei ad una cosa da poco – spiega Beppe Bergomi – come al solito, chi si comporta alla grande è Gattuso, che ha chiesto subito scusa. La società ha fatto bene all’inizio, ma poi ha tentato di stigmatizzare la cosa sottostimando il fatto. Non ci sto. Le maglie sono dei simboli, la Lazio poi è una società storica e va rispettata. Sappiamo tutti poi quello che ha passato Acerbi”. Gli fa eco un altro fuoriclasse come Alessandro Del Piero. “Lo scambio della maglia – ricorda – è un momento sacro. È come ciò che accade nello spogliatoio. C’è stata mancanza di rispetto. Ha ragione Gattuso: bisogna solo chiedere scusa”.

Capezzone: “In occidente lo sport non è una faida tribale”

Anche la politica, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti ha censurato l’episodio. Per non parlare delle parole durissime dell’ex portavoce di Forza Italia, ora opinionista, Daniele Capezzone. “Informare Kessie e Bakayoko (che qui irridono-espongono-umiliano la maglia dell’avversario Acerbi) – ha postato su tweet – che nell’Occidente avanzato lo sport è una gara con gli altri nel rispetto degli altri. Non una faida tribale. S’impone squalifica esemplare: fuori dai campi fino a fine stagione!”.

A rimetterci? Saranno i tifosi laziali

Mentre il Milan ieri si è affrettato a minimizzare la vicenda, entrambi i calciatori oggi sono stati “graziati” dal giudice sportivo, che non ha ammesso la richiesta della Procura federale di utilizzare la prova televisiva. A rimetterci saranno solo i tifosi laziali quando tra qualche mese i due rispunteranno dal sottopassaggio dell’Olimpico e verranno inevitabilmente subissati di insulti. L’occasione giusta per i sacerdoti del politicamente corretto per vomitare su di essi, ancora una volta, l’accusa infamante di razzismo. Perché i cattivi, per qualcuno, sono sempre e solo dalla solita parte.

Fabrizio Vincenti

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