Roma, 21 gen – Stavolta per Sea Watch non c’è stato niente da fare. I 100 immigrati passeggeri di un barcone in avaria 60 miglia al largo della costa di Misurata, e per i quali si è temuto il peggio durante tutta la giornata di ieri, sono stati recuperati e riportati in Libia. Ad occuparsene è stato l’equipaggio del cargo Lady Sharm, battente bandiera Sierra Leone, coordinato dalla Libia. Lo ha fatto sapere in un tweet il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: “La nave Sierra Leone, sotto coordinamento libico, sta iniziando a prendere a bordo i 100 migranti dal gommone”. Tutto si sarebbe svolto “secondo le convenzioni internazionali”, precisando che “i naufraghi andranno a Tripoli“.

Ma ricostruiamo brevemente i fatti. Sabato mattina Alarm Phone, il sistema di allerta telefonico utilizzato per segnalare le imbarcazioni in difficoltà, aveva ricevuto la segnalazione del natante in avaria. «Abbiamo chiamato sette numeri differenti della sala operativa della cosiddetta Guardia costiera di Tripoli – raccontavano i volontari – ma non abbiamo ricevuto risposta». Ma la Marina Libica respinge le accuse al mittente: il suo portavoce, il brigadiere Ayoub Gassem, smentisce che le richieste di aiuto siano state ignorate, sottolineando come quello stesso giorno fossero impegnati anche nel salvataggio di 140 immigrati al largo di Tripoli.

La Guardia Costiera italiana si unisce alla smentita e precisa che «come previsto dalla normativa internazionale sul Sar ha immediatamente contattato la Guardia Costiera libica che ha assunto il coordinamento e non potendo mandare propri mezzi perché impegnati nei precedenti soccorsi, aveva inviato sul posto il mercantile della Sierra Leone». Insomma, tutto si è svolto regolarmente. Pare che i passeggeri avessero più volte chiesto di non informare Tripoli per non essere costretti a tornare indietro. E, sebbene fosse a 15 ore di navigazione, la Sea Watch aveva deciso di dirigersi verso le coordinate segnalate dal barcone. Invano, perché la Lady Sharm ha riportato il carico di vite esattamente dove erano salpate. Stavolta Ong e scafisti non festeggiano. 

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Se si facesse sempre così come da logica e giustizia,non saremmo invasi da questa gente,ma purtroppo i fuorilegge scafisti ONG foraggiati da banditi travestiti da benefattori ci vanno contro,senza che i governi riescano ad essere definitivi contro costoro.

  2. Ma perché questo accanimento nel buttarsi a mare e rischiare di affogare ? Gli aspiranti naufraghi se stanno così male in Libia ,comodamente via terra sconfinino verso Egitto o Tunisia paesi confinanti , o appena poco più in là i ricchissimi paesi del golfo che li dovrebbero aspettare a braccia aperte pronti a condividere con loro i campi da sci nel deserto. I coglioni sinistrscemi nostrani lancino qualche anatema anche contro le frontiere chiuse di questi paesi musulmani e lascino un po’ in pace Salvini.

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