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Fiat 500 e Renault Twingo, fra i modelli di punta delle due case automobilistiche

Roma, 15 gen – Non si placa il mondo dell’automobile. Dopo lo scandalo “Dieselgate” che ha colpito (e affondato) Volkswagen lo scorso settembre, provocando alla casa di Wolfsburg guai finanziari che faranno sentire i propri effetti per gli anni a venire, ora tocca ad altri due colossi come Renault e Fiat Chrysler.

La casa francese, controllata dallo Stato che ne detiene la maggioranza relativa con oltre il 15.1, è stata oggetto la scorsa settimana di ispezioni da parte di funzionari ministeriali: si indaga, come nel caso Volkswagen, in relazione a presunti dati falsati sulle emissioni di CO2. Il governo fa quadrato attorno alla società ma allo stesso tempo Segolene Royal, titolare del dicastero dell’ecologia, chiede a Renault di “mettersi in regola con le emissioni”. Accanto all’esecutivo si schierano anche i sindacati, nonostante la circostanza delle ispezioni sia emersa a seguito di dichiarazioni da parte di esponenti della Cgt, la prima rappresentanza transalpina. Una situazione ambigua, sufficiente a far andare in allarme la borse: ieri il titolo Renault è arrivato a perdere il 20%, salvo chiudere la giornata a -9%. Anche oggi forti tensioni, con scambi a -5%. Gli operatori non hanno evidentemente ancora digerito il tracollo Volkswagen e scontano subito le notizie – che potrebbero rivelarsi infondate, anche se l’atteggiamento di Parigi non contribuisce a fare chiarezza – legate a scandali e supposte truffe.

Discorso analogo per Fiat, anche se qui non c’entrano le emissioni. Il gruppo italo-americano è infatti accusato di aver falsificato dati di vendita negli Usa, il mercato nel quale ricava la maggior parte dei propri profitti: FCA avrebbe – secondo le rivelazioni di alcuni concessionari di Chicago – concesso incentivi ai rivenditori per “truccare” le vendite. Una pratica, quella delle immatricolazioni a fine mese di parte dell’invenduto, lecita in Europa ma non consentita negli Usa, e che avrebbe generosamente contribuito ai 69 incrementi nelle vendite registrati consecutivamente mese dopo mese dal gruppo. L’azione “è infondata ed è stata promossa dal legale interno del concessionario proprio nel momento in cui Fca Us discuteva con il gruppo sulla necessità che quest’ultimo rispettasse i propri impegni in base a taluni dei contratti di concessione”, spiegano da Fiat, rintuzzando l’attacco ad una semplice ripicca. Le motivazioni della casa madre non hanno però convinto i mercati: ieri il titolo ha lasciato sul terreno più del 5%, mentre oggi cede un altro 3%.

Filippo Burla

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Commenti

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1 commento

  1. Se i francesi volevano indagare i loro costruttori di casa dovevano attivarsi l’anno scorso, subito dopo lo scoppio dello scandalo VW. Dopo interi mesi passati che prove credono di trovare? Chi ha la coscienza sporca avrà già fatto sparire tutto.
    A me questa sembra soltanto una trovata del loro governo per farsi propaganda, come se volessero dire all’Europa che loro sono efficienti e puliti. Insomma, se la cantano e se la suonano da soli, come suol dirsi… Un pò come quando le Forze dell’Ordine nostrane sono piombate nella sede Lamborghini a Sant’Agata Bolognese…

    Per quanto riguarda FCA, mah non so che pensare… ricordo che un paio di mesi fa un caso analogo riguardò la Maserati, sempre negli USA. Evidentemente gli azionisti se lo ricordano ancora…

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