smogMilano, 30 dic – Siamo giunti al terzo giorno consecutivo del blocco totale della circolazione per la città meneghina, ma il Pm10 sembra non essersene accorto: invece di diminuire, la concetrazione di polveri sottili nell’aria è aumentata.

Dai dati dell’Arpa Lombardia risulta una media in costante aumento: si è passati dai 54µg/m3 di domenica 27, ai 56 di lunedì 28 sino ai 69 della giornata di ieri.
Sempre dalla tabella delle centraline risulta anche un aumento del numero di stazioni di rilevamento che hanno superato il livello di guardia di 50µg/m3: dalle 6 centraline di domenica 27 si è passati alle 8 (su 10 di cui una fuori uso) che hanno segnato valori oltre la soglia.

Risulta quindi evidente che il blocco del traffico non è servito a migliorare la qualità dell’aria di Milano, tanto che il Governo ha in previsione di attuare un “piano anti smog” per tagliare le emissioni di polveri sottili.
Il piano prevede la riduzione del limite di velocità nei centri urbani (dai 50km/h ai 30km/h) e sulle arterie di collegamento più importanti (si parla di 90km/h su superstrade e 110km/h su autostrade) oltre ad una modulazione a ribasso della temperatura dei riscaldamenti negli uffici pubblici e nei centri commerciali. Ma la vera battaglia del Governo sembra concentrarsi contro i veicoli di trasporto privato: Gianluca Galletti, ministro dell’Ambiente, parla di voler stanziare circa 5 milioni di fondi aggiuntivi per incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici.

smog Pm10
La concentrazione di Pm10 a Milano durante il 2015, la linea rossa rappresenta il valore soglia di 50µg/m3 (fonte Arpa Lombardia)

Queste misure risultano essere però solo degli inutili palliativi: il problema dello smog è strutturale e non può essere risolto né con una diminuzione della velocità o della quantità del traffico veicolare privato, né solo con una diminuzione della temperatura del riscaldamento degli uffici pubblici. Del resto i dati parlano chiaro: il traffico veicolare privato, in Lombardia e a Milano, non è la sorgente primaria dell’inquinamento da Pm10. Sempre dai dati dell’Arpa Lombardia risulta evidente che quando i riscaldamenti sono spenti, i valori delle polveri sottili crollano al di sotto dei livelli di guardia.

Infatti, come si può vedere nella figura, per l’anno 2015 si è avuto un crollo verticale delle emissioni di Pm10 da aprile a ottobre, ovvero nei mesi in cui i riscaldamenti di uffici ed abitazioni sono spenti. Ipotizzando che il traffico veicolare resti costante salvo che per il periodo di fine luglio metà agosto in cui molti lasciano la città per le vacanze estive, considerazione che è più di una ipotesi dato che le persone vanno a lavorare sia a maggio che a novembre, l’unica variabile che può causare questo crollo verticale nelle emissioni può essere solo l’apporto dato dalla combustione per i riscaldamenti pubblici e privati.

Quindi i provvedimenti presi in questi giorni da varie amministrazioni comunali, in primis quella di Milano, sono del tutto inefficaci e dimostrano di non aver compreso quale sia la vera origine del problema; anche se si volesse considerare l’estensione del blocco a tutta la Lombardia, risulta evidente dai dati che questo non risolverebbe affatto la situazione.
Intanto che aspettiamo che le amministrazioni ed il Governo si sveglino dal torpore in cui versano e comincino ad occuparsi di rimodernare le caldaie per i riscaldamenti ed il parco dei mezzi pubblici, non ci resta che sperare nella pioggia, ma tranquilli… l’arrivo del nuovo anno spazzerà via lo smog grazie al maltempo, e speriamo che si porti via anche certi amministratori.

Paolo Mauri

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3 Commenti

    • In realtà ne esistono anche altre e meno dipendenti da una variabile così aleatoria come il Sole (in inverno alle 18 è tramontato): a cominciare dal teleriscaldamento a geotermico o a biomassa con abbattitori dei fumi. Ma se solamente si rottamassero le caldaie a gasolio ed olio combustibile, che sono ancora tantissime, e si passasse a metano la situazione migliorerebbe esponenzialmente.

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