Roma, 18 lug – Napoli oggi piange uno dei suoi figli eccellenti: si è spento poco fa nella sua casa romana Luciano De Crescenzo. Scrittore, regista, divulgatore filosofico, ironico cantore partenopeo. De Crescenzo arrivò al grande pubblico fino a diventare autore amatissimo di saggi divenuti best seller.

Poliedrica e saggia ironia

De Crescenzo era nato il 20 agosto 1928 nel borgo di Santa Lucia nella stessa via e palazzo in cui era nato Carlo Pedersoli, grande amico, in arte Bud Spencer. De Crescenzo fu ingegnere presso l’Ibm ma anche appassionato cultore di filosofia. Divenuto un personaggio stabile presso il Maurizio Costanzo Show chiese direttamente al pubblico se avesse dovuto continuare a fare l’ingegnere all’Ibm o lo scrittore. Risposta facile: i suoi libri vendettero quasi 20 milioni di copie (tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 Paesi nel mondo) nel mondo e 7 milioni in Italia.  Durante gli anni ottanta e novanta condusse sulle reti Rai una trasmissione televisiva intitolata Zeus – Le Gesta degli Dei e degli Eroi incentrata sui miti e sulle leggende degli antichi greci che ha fatto letteralmente “scuola” a generazioni di italiani.

L’incontro con Arbore e il cinema

Ma De Crescenzo fu anche sodale del Renzo Arbore dei tempi d’oro, quelli di Indietro tutta per capirci. Esordì come attore ne Il pap’occhio proprio di Arbore nel ruolo (nientemeno) che del Padreterno. Lui stesso fu sceneggiatore e regista del film Così parlò Bellavista, tratto da una sua fatica letteraria e divenuto un classico della cinematografia napoletana, con il suo “duello” culturale tra Nord e Sud rappresentato dal dottor Cazzaniga, milanese trapiantato a Napoli, e il professor Bellavista, interpretato dallo stesso De Crescenzo, che impartisce lezioni di filosofia a uno scompaginato ma adorante gruppo di studenti un po’ in là con gli anni. Così parlò Bellavista è la summa filosofica, garbata e ironica, della napoletanità. Nel 1982 diresse il film 32 Dicembre opera sulla relatività del tempo tratta dal suo libro Oi Dialogoi, film meno conosciuto ma che merita un approfondimento data l’assoluta originalità e ironia con cui tratta il tema. Solo De Crescenzo, dall’alto del suo essere poliedrico, poteva partorire un’opera simile. In breve, in quest’epoca di Gomorra e di sindaci arcobaleno, Napoli ha perso una voce fuori dal coro o forse, la voce di un coro che nessuno vuol più sentire.

Ilaria Paoletti

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