Roma, 14 giu — I voli spaziali di Buzz Lightyear, personaggio Pixar della saga Toy Stories, si fermano sulla soglia degli Emirati Arabi; ai severi censori a guardia dei regolamenti ministeriali in fatto di decoro mediatico non è andato proprio giù il bacio lesbico-inclusivo di due personaggi femminili che compare a un certo punto nella pellicola. Le autorità di Abu Dhabi, per la precisione l’Ufficio di regolamentazione dei media del Ministero della Gioventù e della Cultura del Paese, hanno dunque bandito la programmazione di Lightyear. La vera storia di Buzz è stata cancellata dai calendari distributivi.

Gli Emirati tarpano le ali a Buzz

Il film, che in Italia sarà nelle sale dal 15 giugno, «non è stato autorizzato per la proiezione pubblica in tutti i cinema degli Emirati Arabi Uniti a causa della sua violazione degli standard di contenuto dei media del Paese», ha reso noto l’ufficio in un tweet. Inoltre, «l’ufficio conferma che tutti i film proiettati nelle sale cinematografiche di tutto il Paese sono soggetti a follow-up e valutazione prima della data di proiezione al pubblico, per garantire la sicurezza dei contenuti diffusi secondo la classificazione di età appropriata», prosegue la nota. L’uscita di Buzz Lightyear nelle sale cinematografiche degli Emirati era previsto per giovedì, e i locali avevano già diffuso gli orari delle programmazioni.

C’è anche l’Arabia Saudita

Gli Emirati non sono stati l’unico Paese ad aver bloccato il film a causa della scena lesbo. In Arabia Saudita le autorità non avevano nemmeno preso in considerazione l’eventualità di inserire Buzz in programmazione, a causa della legge che vieta la diffusione di contenuti riguardanti relazioni tra persone dello stesso sesso. Negli Usa alcuni dirigenti Pixar avevano deciso di tagliare la scena del bacio tra i due personaggi femminili, per poi fare dietrofront quando alcuni dipendenti dello studio di animazione attivisti Lgbt, avevano innescato la polemica inviando una lettera aperta ai vari organi di stampa a stelle e strisce.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. hanno fatto bene.
    ci manca che adesso ci traviano i bambini anche nelle culle….
    questi lgbt+qnpz facciano quello che gli pare ma
    NON su tutti i media,ok?
    stanno VERAMENTE rompendo le scatole continuando a sbattere in faccia al prossimo baci profondi gay,
    seduzioni e scene di sesso omosessuale,saffico o zoologico
    più o meno spinto in ogni film,serie televisiva,programma
    romanzo ecc…
    spesso completamente forzati e fuori contesto,
    snaturando le opere e
    rendendosi FORTEMENTE antipatici
    anche a chi come me,aveva posizioni neutrali.

  2. Buongiorno, sono pienamente d’accordo con Lei.
    Le dirò di più: fosse per me eliminerei anche il turpiloquio quando non necessario e chiederei che i doppiaggi vengano fatti in italiano forbito e grammaticalmente corretto.
    La riterrei una buona base di partenza per l’educazione delle nuove generazioni.

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