Roma, 11 lug – Tinto Brass non può morire. Non ci può abbandonare a questo mondo boldriniano, triste e sessuofobo. Non vogliamo ridurci così, a pronunciare oscene parole come “avvocatA”, a subirci quelle spaccacoglioni delle femministe. Rivogliamo il piacere dello scandalo, della porcata e della mano morta, della palpata invadente e a tradimento, del dito infingardo e sbarazzino, della sbirciatina innocentemente perversa. Ridateci quelle fiche pelose dei suoi film, con tutti i turbamenti e i pensieri sporchi che hanno segnato la nostra gioventù. Le tette infinite e soverchianti della Debora Caprioglio, tra le quali tutti noi normalmente maniaci, privi di aspirazioni progressiste lgbt, abbiamo sognato di soffocare. Lasciateci immaginare, con il suo Paprika, di entrare anche noi, sacrificati alle stronzate della legge Merlin, in un casino.

Liberi di guardare, insinuare mani, lingua, dita, il cazzo. Perdonateci, siamo così: pecorecci e all’amatriciana. Ci piacciono le brave mogli e le puttane, perché in casino non è tradimento… È diverso! Semplicemente, non si può spiegare. È una dolcezza che richiede di chiudere le persiane per non essere visti all’esterno. Le compagne e le mogli ci amano, ma le troie ci capiscono, sono nostre oscure complici. Il loro sorriso si fa teneramente gioco di noi, ma senza giudicarci. Strano rituale, pagare una donna sperando di averla, pur sapendo che è impossibile. E in quegli istanti, quando gli occhi si chiudono, in preda alla collisione dei corpi estranei, sperare di vincere il dolore, il peso di esistere.

Tinto tieni duro

Dunque, caro Tinto, resisti. Anzi, tieni duro. Duro come l’hai avuto tutta la vita, con onnivoro e turpe desiderio – quasi un’ascesi rovesciata la tua. Siamo fieri di te, del porco, come la famiglia contadina ha caro il suo maiale e del maiale è fatta, essendo l’uomo ciò che mangia. Dacci ancora quei bei culi burrosi visti dalla tua lente lieve e birichina, senza peccato né complessi. Che, a essere maschi, di questi tempi, pare ci si debba unicamente sentire in colpa, peggio che sotto una dittatura del peggior papato. Dacci oggi il nostro strisciante e lubrico desiderio quotidiano. Liberaci piuttosto dal boldrinismo e dal femminismo che ricordano il castigo inflitto dagli abiti talari. I tuoi fan tutti con devozione ti fanno i migliori auguri e ti salutano… ma sempre con l’altra mano.

Matteo Fais

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