Torino, 17 mag – Massimiliano Allegri dalla prossima stagione non siederà sulla panchina della Juventus. Il divorzio con i bianconeri arriva dopo cinque anni nel segno di altrettanti campionati di Serie A vinti e nessuna Champions aggiudicata. A comunicare la decisione è stata oggi la società con una nota lapidaria in cui ha annunciato che domani l’allenatore e il presidente dell Juve, Andrea Agnelli, terranno insieme una conferenza stampa alle ore 14.

Nient’altro, osservazioni e analisi sia da parte del club che di Allegri sono dunque rimandate. La fine del rapporto era comunque nell’aria. Adesso i media sportivi discuteranno a lungo sui motivi che hanno portato a questa decisione, forse di comune accordo, forse no. Si parlerà del rinnovo del contratto, visto che l’allenatore livornese era legato alla Juventus fino al 2020 ma chiedeva un prolungamento di altri due anni e probabilmente un adeguamento dell’ingaggio (attualmente già importante: 7,5 milioni all’anno).

E’ inutile però nascondersi dietro a un dito e spulciare dettagli tutto sommato risibili se consideriamo il capitale della società bianconera. Il rapporto di fiducia aveva toccato il picco massimo dopo la vittoria casalinga contro l’Atletico Madrid, un successo straordinario che aveva messo momentaneamente a tacere anche chi non ha mai amato Allegri. Ma la storia del calcio ci insegna che il passaggio dalle stelle alle stalle è spesso repentino. Da essere un idolo indiscusso, idolatrato da omnia media, si diventa in un lampo il capro espiatorio da crocifiggere. La sconfitta inaspettata con l’Ajax ha cristallizzato questo banalissimo concetto.

No coppa, no party

Intendiamoci, questo non significa che è sbagliato avere un parere critico su Allegri, che in questi cinque anni ha vinto senza grossi patemi il campionato con una squadra di alta e altra categoria, ma non ha mai espresso un gioco da far strabuzzare gli occhi ai tifosi. Anche in questo caso la legge dello sport, e soprattutto del calcio, ci dice però che conta soltanto vincere. E Allegri vinceva.

Eppure, senza tanti giri di parole, non serve neppure attendere la conferenza congiunta di domani e le probabili parole di circostanza. Quest’anno la Juve era stata costruita per conquistare la Champions, perché Ronaldo, per sua stessa ammissione, era stato preso per centrare il principale obiettivo della stagione. Potremmo dire senza indugio: l’unico obiettivo.

Allegri non sarebbe d’accordo, ma Allegri non ha vinto la coppa. Anzi, è uscito ai quarti, peggiorando i risultati degli ultimi anni e con un valore aggiunto in più: il fenomeno portoghese. Quindi al di là delle analisi e delle tempistiche, giuste o sbagliate che siano, non ci sono molte motivazioni da cercare. Allegri non ha alzato la coppa, dunque la Juve cambia allenatore.

Alessandro Della Guglia

 

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