Roma, 3 mar – Il calcio non può essere la causa: piuttosto è pretesto per riversare tutto il proprio odio, un livore becero e tranquillamente definibile disumano. In queste settimane le condanne al presunto sessismo trapelato dalle parole di Fulvio Collovati e Billy Costacurta ha letteralmente monopolizzato quotidiani sportivi, dibattiti (è il caso di dirlo) da bar dello sport oltre alle immancabili agorà social. Meno denunciati e passati in sordina, forse perché poco strumentalizzabili, sono state le offese e auguri di morte rivolti alla neonata figlia del Cholo Simeone e gli oltraggi alla memoria di Davide Astori. Episodi inqualificabili a prescindere dal tifo personale: qui non si condanna il “gesto del tifoso” ma il “comportamento dell’uomo” (se di “uomo” si possa parlare).

Un Carlo Ancelotti insolitamente furioso, rispetto alla proverbiale flemma che lo contraddistingue in sala stampa, non ha lasciato correre (come si fa con la palla, aspettando il triplice fischio quando si vuole semplicemente conservare il risultato). In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’allenatore del Napoli ha così commentato i gravissimi episodi social: “Che mondo è quello dove si insulta a morte la figlia di Simeone e si oltraggia la memoria di Astori? Un mondo malato. Sono venuti a mancare i cardini, una volta si rispettavano le differenze tra il genitore e il figlio, tra il professore e l’ alunno. Ora non più. Se uno oltraggia la memoria di Astori è malato nella testa, i social hanno dato la parola a tutti, ma uno che è malato nella testa non ha il diritto di parlare”, afferma Ancelotti. E poi, una frase decisamente scorretta ma perfettamente contestualizzata ed attuale: “Siamo in un eccesso di democrazia, dovremmo limitarla per evitare certe degenerazioni“, chiosa il tecnico partenopeo.

A scatenare l’odio social verso Simeone ed Astori sono stati rispettivamente l’esultanza al gol di Gimenez in Atletico Madrid-Juventus e le contestazioni arbitrali in Fiorentina-Inter di domenica scorsa. Episodi gravissimi che hanno visto l’intervento della società viola: “La Fiorentina – si legge nel comunicato ufficiale – ha assistito sgomenta e profondamente rattristata al susseguirsi di messaggi vergognosi, postati da alcuni individui sui vari canali social ufficiali del Club, che hanno avuto come bersaglio Davide Astori. La Società viola è in contatto costante con le autorità competenti affinché questi sciacalli vengano perseguiti come meritano”. Insomma, una presa di posizione netta con tanto di contromisure. Ed infine: “Noi continuiamo a credere nello sport e nei valori che esso rappresenta – conclude la nota -. Un episodio non può scatenare questa rabbia insensata e facciamo appello ai tifosi veri affinché isolino questi individui indegni”. Intanto, in questo weekend calcistico si ricorderà Davide su tutti i campi con un minuto di silenzio: il 4 marzo scorso, ci ha lasciati una bella persona prima ancora che un ottimo giocatore. Alla luce di quanto accaduto, è ben difficile contraddire mister Ancelotti. E il dato che faccia più notizia un presunto insulto sessista piuttosto che una minaccia ad una bambina o l’oltraggio ad un ragazzo morto, la dice lunga sia sul mondo mediatico che sulla società in cui viviamo: tenersi in piedi in un mondo di rovine.

Chiara Soldani

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