Roma, 17 ott – Le simpatie politiche di Ronaldo de Assis Moreira, ai più noto come Ronaldinho, fenomeno del calcio di inizio anni 2000, sono note da tempo: l’ex campione è un aperto e acceso sostenitore di Jair Bolsonaro, vulcanico candidato alla presidenza del Paese sudamericano. La notizia era già circolata l’anno scorso, ma ora che il “Trump brasiliano” si appresta a vincere il ballottaggio dopo la vittoria al primo turno, è nientemeno che il Barcellona a schierarsi.

La squadra spagnola, nella quale Ronaldinho ha militato dal 2003 al 2008, contribuendo con le sue 70 reti alla vittoria di due campionati e di una Champions, avrebbe infatti deciso di declassare l’attaccante che, una volta appese le scarpette al chiodo, era stato scelto come “ambasciatore”, ruolo per il quale viene pagato per propagandare nel mondo il modello Barcellona. Al club non sarebbe andato giù l’appoggio esplicito dato da Ronaldinho a Bolsonaro. Un appoggio condiviso anche da altre stelle come Rivaldo, anch’egli con un importante passato tra le fila dei blaugrana e che potrebbe a breve incorrere nella stessa censura.

Il problema non è di metodo, dato che il Barca non ha mai fatto mistero di sposare o quantomeno non avversare cause apertamente politiche come quella dell’indipendentismo catalano, ma di merito: Bolsonaro, secondo la dirigenza, sarebbe un candidato impresentabile, “incompatibile con i valori della società”. Da qui la scelta: Ronaldinho resterà comunque ambasciatore, ma la sua presenza ad eventi ed incontri sarà notevolmente ridimensionata.

Nicola Mattei

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3 Commenti

  1. Il Barcellona è una società ipocrita che ha sempre discriminato, è uno dei baluardi “sportivo-culturali” del pensiero unico, sempre in prima linea nel criminalizzare chi non si adegua all’idea dominante.

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