Roma, 26 giu – Parto con una premessa: trovo il calcio femminile terribilmente noioso. Anzi, a volte faccio addirittura fatica a chiamarlo calcio. Azioni lente e compassate, svarioni difensivi che manco all’oratorio, portieri-nane che fanno fatica a coprire la porta (che ha le stesse dimensioni del calcio maschile), giocatrici in crisi quando si alza un campanile, partite dei Mondiali che possono finire anche 13-0 (vedi Stati Uniti-Thailandia). Ecco, non è proprio un bello spettacolo e, pertanto, non posso ritenermi un amante della versione rosa del «gioco più bello del mondo».

Tifare l’Italia (sempre)

Tutto questo, però, non vuol dire che io, da buon italiano, non tifi per la nostra Nazionale. Che sia calcio femminile o maschile, che sia nuoto o cricket, è sempre giusto e sacrosanto sostenere i nostri atleti (e le nostre atlete). Ho tifato l’Italia quando l’allenava il «Monti del calcio» (aka Cesare Prandelli) e ci giocava l’ineffabile Balotelli, e intendo tifarla ora che il suo capitano è Sara Gama, la nuova mascotte antirazzista che ha pubblicamente dichiarato che «gli incroci razziali ci miglioreranno». Il tricolore rimane sempre il tricolore, e ogni italiano ha il dovere di sostenere chiunque lo rappresenti (purché lo faccia degnamente, questo è chiaro). È per tutti questi motivi che la nostra Nazionale, reduce da un convincente 2-0 rifilato alle colleghe cinesi, merita tutto il nostro calore di tifosi e di italiani.

Calcio femminile e propaganda

Quello che invece trovo veramente irritante e offensivo è che tutta l’armata femminista e anti-italiana – dopo aver spalato fango per anni sul calcio e i suoi simboli – si sia ora messa a tifare la Nazionale. Basti guardare il video grottesco diffuso dalla Boldrini, in cui si vede l’ex presidente della Camera esultare in maniera innaturale, goffa e forzata al termine di Italia-Cina, partita che è valsa alle Azzurre l’accesso ai quarti di finale di Francia 2019. Lo trovo irritante perché a queste buoniste – che con ogni probabilità non capiscono la regola del fuorigioco – del calcio e della Nazionale non frega un emerito tubo. Non è passione, ma propaganda. Se la Boldrini sostiene la compagine allenata da Milena Bertolini, infatti, è solo perché a scendere in campo sono 11 donne. Non 11 italiane, ma 11 donne. Non 11 rappresentanti della nazione, ma 11 persone il cui unico «merito» – ai loro occhi – è quello di avere la fica.

Valerio Benedetti

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2 Commenti

  1. Che piaccia o meno è sempre sport, ci possono essere delle ingenuità ma diamo il merito a queste ragazze di aver portato attenzione al calcio femminile, io non posso che augurarmi una crescita e nuove talentuose calciatrici

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