Parigi, 18 giu – I Mondiali di calcio femminile hanno portato alla ribalta uno sport che in Europa non ha mai entusiasmato. Ma, soprattutto, ha rilanciato alla grande i dibattiti più stantii sul presunto pericolo sessismo. È in questo contesto che si inserisce l’intervento di Emma Hayes, manager della squadra femminile del Chelsea. Dalle colonne del Times, infatti, la Hayes ha proposto di far giocare le calciatrici su campi più piccoli e con porte di dimensioni ridotte: «Le cestiste usano una palla di dimensioni inferiori, proporzionata alle loro mani, le ostacoliste saltano ostacoli più bassi, le pallavoliste utilizzano una rete meno alta di quella degli uomini, le tenniste giocano due set su tre anziché tre su cinque. Perché mai dovrebbe essere sessista chiedere per le calciatrici un campo più piccolo e porte ridotte?».

Calcio femminile e sessismo

La proposta della Hayes, in effetti, non fa una grinza. Pensiamo solo alle dimensioni di una porta regolamentare: 7,32 metri di larghezza per 2,24 di altezza. Se diamo un’occhiata ai colleghi uomini, i portieri sono raramente più bassi di 1,85 m. Il che appare più che logico. Si tratta di un’altezza che, però, raramente raggiungono le «portiere» del calcio femminile. Prendiamo l’estremo difensore della Nazionale thailandese, Sukanya Chor Charoenying: alta 1,65 m, nelle due apparizione del Mondiale ha finora incassato la bellezza di 18 reti. Dimensioni ridotte della porta, quindi, sarebbero per lei un vero toccasana.

Più soldi e rispetto

Ma non tutte sono d’accordo. A cominciare da Laura Giuliani, la «portiera» della Nazionale italiana: «Abbiamo imparato a giocare così, sarebbe sbagliatissimo cambiare: il calcio, uomini o donne, è uguale per tutti». E, come lei, la pensano anche molte altre colleghe. Non solo: nella stessa campagna contro il presunto sessismo nel calcio, le giocatrici chiedono anche onorari più alti e uno status sportivo più elevato. In pratica, più soldi e maggiore considerazione. Uomini e donne devono essere uguali, insomma.

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Richieste risibili

C’è un problema: chi abbia solo una seppur vaga idea del calcio, non può che guardare con compassione a queste richieste di «parità di genere». Il livello dello spettacolo e del coinvolgimento di una partita di calcio femminile, infatti, non è neanche lontanamente paragonabile a quello di un match tra uomini (e infatti a un Mondiale maschile è quasi possibile assistere a risultati come il 13-0 rifilato dagli Usa alla Thailandia). Per questo motivo, è del tutto condivisibile la posizione della Hayes: «Mi domando se su un campo più piccolo potremmo vedere un maggior possesso palla, match più veloci e intensi, più tiri da fuori area. Lo spettacolo ne guadagnerebbe. Uno sport deve proteggere la sua integrità, certo, ma anche il suo appeal verso il pubblico». Ecco, per il pubblico europeo l’appeal del calcio femminile è attualmente pari a zero. Pertanto, le opzioni restano due: o le donne si adeguano agli altri sport, facendo campi e porte su misura, oppure possono continuare a sproloquiare di sessismo e rimanersene a piangere perché – giustamente – non se le fila nessuno. Tertium non datur.   

Valerio Benedetti

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6 Commenti

  1. Ma quale sessismo, il calcio femminile in questo modo è brutto e noioso, non ci sono tiri da lunga distanza non possono farcela con i campi a misura maschile, ci sono continui fuorigioco e spazi enormi completamente vuoti, il calcio in questo modo è brutto e lento. Servirebbero campi più piccoli e porte più piccole, almeno si eviterebbe di vedere le ridicolaggini di un calcio che non è il calcio.

    • Mah, non direi, nonostante le ovvie differenze fisiche ho visto portieri donne calciare la palla fino all’altro portiere senza difficoltà. Se proprio la vogliamo menare sul sessismo, gli arbitri donne in questo mondiale sono molto peggio degli uomini, e ne ho visti di incapaci maschietti.

  2. Articoli medievali, lontani dal buonsenso aldilà dell’ottica politica della testata, visioni e punti di vista non più proponibili neanche per i fascisti del terzo millennio (mi piacerebbe sapere cosa ne pensano le donne appartenenti a quello schieramento)

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