Berlino, 23 lug – Mesut Özil, fantasista dell’Arsenal e campione del mondo con la Germania nel 2014, non è più un giocatore della Nazionale tedesca. Il calciatore, nato nel 1988 a Gelsenkirchen da genitori turchi, ha infatti annunciato che non vestirà più la maglia della Mannschaft a causa delle polemiche che ha scatenato la sua foto con il presidente turco Erdogan e che si sono trascinate per mesi. «È con il cuore pesante e dopo aver molto riflettuto sui recenti eventi, che ho deciso che non avrei più giocato con la Germania a livello internazionale, perché ho avvertito razzismo e mancanza di rispetto nei miei confronti», ha dichiarato il giocatore.

Tutto era cominciato nel maggio scorso, allorché Özil e il suo compagno di Nazionale Gündogan (anch’egli di origine turca) avevano posato in un albergo londinese con il «dittatore» Erdogan (così è perennemente dipinto dalla stampa tedesca). I due calciatori avevano peraltro regalato a Erdogan una maglietta con la dedica «Al mio presidente». Un vero e proprio cortocircuito per quei tedeschi che avevano eletto Özil e Gündogan a campioni dell’integrazione. Di lì il montare della polemica, che si è particolarmente inasprita durante la spedizione ingloriosa della Germania in terra russa (la Nazionale tedesca, per la prima volta nella storia, è uscita da un Mondiale nella fase a gironi). Ed è stato proprio Özil a diventare il capro espiatorio della catastrofe, sia per motivi sportivi che politici.

Il fantasista dell’Arsenal, tuttavia, non si è mai mostrato pentito del suo gesto, e anzi ha rintuzzato con decisione le critiche che gli sono piovute addosso: «Io ho due cuori: uno tedesco, l’altro turco. Mia madre mi ha sempre insegnato a mostrare rispetto e a non dimenticare mai da dove vengo. Se avessi rifiutato quella foto a maggio – ha spiegato Özil – avrei negato le mie origini. Io quella foto la rifarei, l’ho accettata per rispetto della carica, indipendentemente dalla persona. Non mi importava chi era il presidente, a me importava che era il presidente. Io sono un calciatore e non un politico. Non c’era nessun messaggio politico né tantomeno un aiuto elettorale. E con Erdogan abbiamo parlato, come successo altre volte in passato, solo di calcio». Nessuna marcia indietro, insomma: «Capisco che tutto questo sia difficile da comprendere – ha proseguito Özil – e che nella maggior parte delle culture il leader politico non può essere pensato in maniera separata dalla persona, ma in questo caso è diverso. E al di là del momento delle elezioni, io quella foto l’avrei fatta comunque».

Se in Germania quasi tutti hanno criticato il calciatore, ben diversa è stata ovviamente la reazione nella sua madrepatria. Il ministro dello Sport turco Mehmet Kasapoglu, ad esempio, ha scritto domenica sera su Twitter: «Noi sosteniamo di cuore la decisione e il comportamento onorevole del nostro fratello Mesut Özil». Ma anche il portavoce di Erdogan ha speso parole al miele per il fantasista: «Un calciatore eccezionale che ha fornito una motivazione convincente per il suo incontro con il presidente Erdogan. Possiamo solo immaginare a quale pressione deve essere stato sottoposto Özil in questo processo mediatico. Dove sono finiti l’accoglienza, la tolleranza, il pluralismo?». A questo punto, ce lo chiediamo anche noi.

Valerio Benedetti

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