Roma, 11 lug – Ieri sera la Francia ha battuto 1 a 0 il Belgio e si è qualificata per la finale dei Mondiali di Russia 2018, dove sfiderà la vincente di Croazia-Inghilterra. La rete decisiva è stata segnata dal difensore del Barcellona Samuel Umtiti. Già il nome del marcatore – com’è evidente – non è proprio «francese». Nato a Yaoundé, capitale del Camerun, Umtiti è infatti un africano poi naturalizzato francese. Tra i Bleus, però, Umtiti non è certo l’unico allogeno. E lo sa benissimo Repubblica, che ha così commentato alla vigilia dell’incontro: «Francia-Belgio non è solo una partita di calcio, ma lo schema dei nostri tempi e di un diverso mondo possibile. Nella nazionale francese che cerca la Coppa del mondo vent’anni dopo quella di Zidane (il quale ha origini algerine) e che già rappresentava un misto di bianchi, neri e arabi, giocano addirittura 19 calciatori su 23 la cui famiglia non è di origine francese. E il piccolo Belgio ha comunque 11 figli o nipoti di immigrati».

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L’autore del commento, Maurizio Crosetti, in effetti ha ragione: la semifinale di ieri è stata un po’ lo specchio dell’Europa di oggi e uno sguardo su quella del futuro. Ma non nel senso gaudente e autorazzista che intende l’articolista di Repubblica, che non a caso decanta le presunte virtù palingenetiche dello ius soli. Osservando la gara da un’altra prospettiva, infatti, si può ben dire che Belgio-Francia ci ha messo davanti agli occhi con estrema crudezza la sostituzione etnica oggi in atto in tutto il nostro continente. E se Francia e Belgio hanno comunque un passato coloniale di lunga data, lo stesso non può dirsi dell’Italia. La quale, tuttavia, non è certamente al riparo dalla recente immigrazione di massa.

Per questo Repubblica forza la mano e torna alla carica: «E si ripensa alla fresca fotografia delle quattro staffettiste italiane con la medaglia d’oro, quella che in molti hanno definito “la risposta a Pontida”: persino da noi, dentro i nostri ristretti confini soprattutto mentali, è passato il messaggio plurietnico ma non necessariamente plurinazionale, o addirittura antinazionale. Lo sport anticipa, elabora, sperimenta e poi spiega: è una didascalia facile, perché usa parole e immagini alla portata di tutti, non fa intellettualismi ma esempi». Crosetti ha ragione: è una didascalia facile, empatica, che azzera il dibattito, accende i fari su qualche calciatore milionario e li spegne, al contrario, sulle sterminate periferie fatte di degrado, criminalità e terrorismo. Insomma, è facile costruire la «narrazione» su Kylian Mbappé, il piccolo fenomeno uscito dalle banlieue per diventare un campione. Molto più difficile – almeno per Repubblica – è invece capire che, per uno che ce la fa, ce ne sono decine di migliaia che mettono a ferro e fuoco le periferie, bruciano la bandiera francese in piazza, tifano Algeria e si rifiutano di cantare l’inno. E non saranno di certo Kompany e Lukaku a cancellare la drammatica realtà di Molenbeek, culla del terrorismo islamista in terra belga e specchio di un’Europa che – piaccia o non piaccia a Repubblica – noi non vogliamo e non vorremo mai.

Giovanni Coppola  

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2 Commenti

  1. non so niente di calcio…però il già ricordato Zidane è un Berbero,ossia un appartenente alla antica popolazione BIANCA che occupava i Paesi africani affacciati sul Mediterraneo,
    i quali testimoniano -se mai- i problemi dati dalla immissione di etnie allogene,come quelle sub-sahariane proprio in quelle aree nei corsi dei secoli.

    in ogni caso…se dovesse passare lo strano concetto che bisogna immettere a piena forza immigrati dall’Africa per vincere una partitella di calcio o i mitici “Giochi del Mediterraneo” come quelle “nuove italiane” che tanto hanno eccitato gli “iussolisti” io personalmente ne faccio volentieri e meno.

  2. L’articolo di repubblica sulle nazionali di belgio e francia multirazziali me lo aspettavo. Da un giornale provinciale e radical chic come quello era inevitabile. Quello che non capisco è la mania esterofila della sinistra italiana. I francesi e i belgi si vogliono suicidare ? Bene, suicidiamoci anche noi… Quanta carta sprecata.

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