mzukik_dzekoRoma, 27 nov – Dzeko o Mandzukic. La differenza sta nei dettagli. Roma e Juventus sono uscite dal penultimo turno dei gironi di Champions League agli antipodi. Da una parte il bosniaco naufrago tra le maglie blaugrana, cercato dai compagni per un gioco di sponde rimasto nello spogliatoio ospite del Camp Nou. Dall’altra il croato, cinico e opportunista, 13 palloni toccati, una rete da attaccante con il pedigree ed il solito momento in fase di non possesso, asfissiante per la manovra avversaria.

Divise da sei punti in campionato – quarti i giallorossi a quota 27, sesti i bianconeri a 21 – al banco di prova europeo rispondono in maniera diversa davanti ad uno spartito, effettivamente, di caratura differente. I capitolini hanno trovato il miglior Barcellona della stagione di fronte a loro, pur privi di Mascherano e Iniesta, con Messi, alla prima apparizione stagionale dal via, che non ha perso l’intesa con il pallone. Fantasmagorici, in tal senso, i 27 tocchi che hanno portato al, parziale, 2-0 catalano ad opera del numero 10 argentino.

Il 4-1-4-1 di Rudi Garcia, con in aggiunta la conoscenza, prima del fischio iniziale, del risultato della sfida Bate – Bayern Leverkusen – terminata 1-1, risultato che sorride al Colosseo – ha frantumato ogni possibilità di opposizione al nemico. Maicon  &Co, in fase difensiva, non hanno azzeccato un movimento, scavalcati irrimediabilmente dalle geometrie di Piquè e Busquets, risultando a tratti imbarazzanti alla vista. La Roma ha “iniziato” a giocare, mai troppo seriamente, solo con l’ingresso di Iturbe – vicino alla Fiorentina – l’unico in grado di superare l’avversario nello confronto diretto. Il 6-1 finale, riecheggia il 7-1 di 12 mesi fa contro il Bayern Monaco, è già il crocevia della stagione. O naufragio, o vittoria.

La vittoria, invece, che vale passaggio agli ottavi e primo posto nel girone l’ha ottenuta la Juventus. Il 3-5-2, dal sapore ancora contiano, con Alex Sandro e Lichtsteiner sulle fasce, ha posto il veto al gioco di Pellegrino conquistando la seconda vittoria, in altrettante partite, contro il Manchester City per 1-0. Essenziale il sempreverde Buffon – la Gazzetta ha scomodato la parata di Zoff sull’inzuccata di Oscar in Italia-Brasile a Spagna ’82 – dosatore di coraggio e sangue freddo ad una compagine che, sembra, aver trovato la quadra del suo cammino. Mandzukic è l’essenza del centravanti. Non fagocita il pallone come un buco nero, regala spazio ai compagni, ieri Dybala dal fischio iniziale, e sa come far gonfiare la rete. Ma una menzione d’onore va a Paul Pogba. Con le scarpe tricolori, per celebrare la “sua” Francia ferita, ha illuminato e vinto il duello con Yaya Touré. L’ivoriano, ieri, si è aggirato sperso per lo Stadium, senza pressare e lasciando Fernandinho macinare chilometri all’inseguimento, prima, di Marchisio, e poi, di Sturaro. Nel frattempo Paul si faceva notare in fase di anticipo, in supporto al tridente difensivo, ed in fase di costruzione, strepitoso il tacco con cui ha liberato Dybala, finito in fuorigioco, solo davanti ad Hart. Allegri ha le chiavi per agganciare i rivali in campionato e puntare, quantomeno, ai quarti di finale in Champions League.

Lorenzo Cafarchio

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1 commento

  1. Roma: difesa inguardabile, centrocampo assente, Djeko senza grande compagnia il più combattivo che ci sia (parafrasando il Riccardo di Gaber). E così messa poteva fare tre gol.

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