12398284_10206888989757606_100751382_oRoma, 17 gen – Una Coppa Italia che stupisce, piena di sorprese, dove a giocare “da grandi” sono le squadre più piccole, “provinciali”, quelle da cui tutti ci saremmo aspettati un’eliminazione se non al primo turno, quanto meno al secondo.

Eravamo abituati a veder vincere, avanzare, le solite note, i soliti nomi, quelli che solitamente occupano i primi sette/otto posti nel nostro campionato. Ma non è stato così, e a stravolgere le cose ci han pensato Alessandria, Spezia e Carpi. 

Quest’ultimo ha ieri espugnato il Franchi, buttando fuori dalla competizione la Fiorentina con la rete di Di Gaudio al 76′. Lo Spezia, che occupa l’undicesimo posto in Serie B, ha raggiunto un risultato storico battendo ai rigori la Roma all’Olimpico (i giallorossi non usciva agli ottavi di Coppa Italia dall’anno 2000/2001) con il beneplacito dei due bosniaci Pjanic e Dzeko, unici a sbagliare il tiro dal dischetto. A regalare invece agli spezzini  questa vittoria storica è Acampora, che dal dischetto non sbaglia e porta lo Spezia dritto ai quarti contro i grigi dell’Alessandria, anch’essi grande sorpresa di questa competizione, forse la più grande. La squadra piemontese militante in Lega Pro, infatti, dopo aver già eliminato il Palermo, ha espugnato martedì il Marassi battendo per 2-1, in dieci uomini, un Genoa sempre più in crisi ed approdando ai quarti dopo 31 anni.

Queste tre squadre sono senza dubbio le vere protagoniste di questa competizione, che preannuncia la presenza sicura dei grigi o dello Spezia in semifinale. Hanno rivendicato la loro posizione e quella di tutte le squadre “piccole” all’interno del calcio Italiano e hanno ridato un volto  dilettantistico e soprattutto più sportivo alla nostra coppa nazionale, che ci fa pensare, adesso, vagamente alla FA CUP Inglese.

D’altra parte, c’è però da fare una constatazione. Se il Milan questa sera butterà fuori anche l’altra squadra genovese, la strada per la finale sarà di sicuro meno tortuosa e la panchina di Mihajlovic sarà meno traballante. Questo, chiaramente, se non avremo altre sorprese.

Edoardo Martino

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