Roma, 21 lug – Urbino è un paese molto apprezzato in tutta Italia. Gli scorci della cittadella medievale sono incantevoli, da ogni dove si respira storia a pieni polmoni. Tuttavia, per molti appassionati delle due ruote, Urbino è la città natale di un grande della MotoGP, forse, “il” pilota per eccellenza: Valentino Rossi. Ma il “Dottore” non è l’unico eroe delle due ruote, ve n’è un altro che, purtroppo, è stato dimenticato fin troppo presto. Guarda caso, costui nacque in una città vicino ad Urbino, Pesaro.

Campione versatile

Dorino Serafini nacque nella cittadella marchigiana il 22 luglio 1909. La sua non era una condizione molto agiata ma, tuttavia, poté, fin da piccolo, seguire la passione per quel mezzo a due ruote a motore che, in quegli anni, dominava la scena dell’interesse tecnologico. Serafini impersonava lo spirito del futurismo, la velocità, il fumo, l’adrenalina. Le sue doti di pilota non vennero meno e, fin da subito, iniziò a partecipare ai primi “gran premi” che si disputavano allora in Italia.


Il primo a scoprire il personaggio fu Tonino Benelli, il fondatore della nota marca italiana di moto. Benelli assunse Dorino Serafini come collaudatore dei suoi mezzi e, di lì a pochi anni, lo mise sopra una delle sue creazioni da corsa. Serafini era piccolino, magro e simpatico, un razzo. La sua piccola Benelli passava le ben più performanti Bmw, Norton e molte altre storiche case a due ruote come fossero ferme. Per questo motivo Serafini entrò nelle cerchie di un’altra importante casa motociclistica questa volta milanese: la Gilera. Giuseppe Gilera ed il fratello Luigi, infatti, lo vollero per prendere parte al Campionato d’Europa di Velocità, l’equivalente attuale della MotoGP. Nel 1939 la Gilera di Serafini passò prima sul traguardo in molte gare portando il giovane pesarese ad ottenere il suo primo titolo iridato; il primo titolo internazionale vinto da un italiano sulle due ruote.

Il dopoguerra

Dopo aver vinto più di 40 gare ufficiali, però, Dorino Serafini decise di aggiungere due ruote. Per questo motivo chiese aiuto ad un suo carissimo amico emiliano, tale Enzo Ferrari. Il Drake, infatti, adorava il piccolo fuoriclasse e spesso lo invitava a cena a casa sua assieme alla moglie. Anche Benito Mussolini nutriva grande stima nei confronti del campione italiano e, per questo, lo rese uno dei simboli delle due ruote italiane nel mondo. Celebre è l’episodio secondo il quale, durante un’irruzione in casa di Serafini da parte dei soldati tedeschi, questi videro la foto di Serafini sul gradino più alto del podio quando vinse il titolo nel ’39 intento a fare il saluto romano. Per questo motivo, si misero tutti sull’attenti e lasciarono l’edificio.

Alberto Ascari e Tazio Nuvolari furono amici intimi di Dorino Serafini al punto tale che, il primo di questi gli chiese, su approvazione di Ferrari, di partecipare ad una prova del primo campionato di Formula 1 nel 1950. La prova in questione era l’ultima, quella di Monza. Serafini vi partecipò, insomma, come un’attuale Wild Card. Inutile dire che il suo posizionamento finale fu il 2° posto occupato alle spalle del campione del mondo Nino Farina su Alfa Romeo. Da lì prese parte a molte gare non valide per il campionato del mondo terminando quasi sempre 2° o, comunque, sul podio.

L’anno dopo, nel 1951, Dorino Serafini sarà vittima di un incidente che lo terrà per sempre lontano dalle corse automobilistiche. Morirà nella sua Pesaro il 5 luglio del 2000.

Tommaso Lunardi

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here