Fabio-Aru-659x440Roma, 27 dic – Il futuro è qui, si chiama Fabio Aru. Le maggiori soddisfazioni donateci dagli atleti azzurri, quest’anno, sono arrivati dai pneumatici larghi un pollice che sfrecciano sulle salite d’Europa. Il sardo dell’Astana ha issato la bandiera dei quattro mori su Madrid trionfando alla Vuelta, ponendo la firma in calce sul successo in un sabato pomeriggio sul Gpm della Morcuera, lanciandosi verso il trionfo a 49 chilometri dal traguardo dell’ultima tappa di montagna nelle tre settimane iberiche.

Al Giro d’Italia, terminato secondo alle spalle di Alberto Contador, non serviva bluffare, ma mettere sul tavolo le carte che sanciscono l’affermazione davanti agli occhi indiscreti delle telecamere. Dopo un avvicinamento alla corsa rosa travagliato – colpa di un virus intestinale che lo ha tenuto lontano dal Giro del Trentino, per poi ripresentarsi nella crono di Valdobbiadene e sul Mortirolo – Fabio Aru non ha lesinato rabbia, pedalate che violentano la bicicletta, strattoni domati da gambe segaligne pistoni del talento e la gestione della deriva spartiacque tra i grandi scalatori e i collezionisti di grandi giri.

Il 2016 lo vedrà esordire nel regno di Francia per misurarsi con la pressione dei 21 giorni tricolori, davanti al meglio del ciclismo planetario e di tutti i media della terra. “Il percorso non mi dispiace. L’anno prossimo voglio far bene: affronterò il Tour senza particolari pressioni. In salita tengo, a cronometro sono migliorato. Insomma, pur essendo all’esordio, nella corsa a tappe francese posso sicuramente togliermi qualche soddisfazione”, ha detto Fabio Aru una volta svelato il percorso della Grand Boucle.

Un occhio di riguardo, anche se non è un uomo da corse di un giorno, cadrà sulle Olimpiadi di Rio che propongono un percorso durissimo dove in coppia con Vincenzo Nibali potranno puntare a riportare l’iride in Italia dopo Paolo Bettini nel 2004 ad Atene.

Lorenzo Cafarchio

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